La somma delle cose

Qualche sera fa sono tornata a casa molto tardi (o molto presto): erano le due del mattino passate. Non ricordo dove fossi stata, ma come ogni volta, la macchina del mio accompagnatore, in quel caso del mio ragazzo, era stata portata davanti l’entrata del mio palazzo – non allo stesso livello della strada – cosicché io non dovessi fare troppi passi a piedi prima di raggiungere il portone.

Io e il mio ragazzo dopo cinque anni di fidanzamento siamo ormai coordinati e in un baleno fatto di bacetti, battibecchi o “oddio cado!”, mi ritrovo seduta sulla sedia che mi condurrà fino alla porta di casa mia viaggiando su quello che viene chiamato “scoiattolo”.

E’ uno dei momenti che amo meno del tornare a casa, non tanto per il non poter salire in autonomia le scale perché sono malata #poverettamme, ma perché la sedia è così lenta da permettermi di programmare gli impegni della settimana presente e successiva, e il timer della luce del palazzo così breve da lasciarmi, dieci volte su nove, al buio. E nella maggior parte dei casi come catapultata in uno degli adattamenti angoscianti dei libri di Stephen king tipo “The Mist”, comincio a cacarmi sotto.

Il mio fidanzato ne gode, e tenta di avvicinarsi a me acquattandosi e avvicinandosi di soppiatto come fosse Simba pronto alla caccia. Sa molto bene che non urlerò mai perchè il mio secondo nome in genere è “autocontrollo”, e inoltre sa che non sono in grado di fargli del male perchè sono malata, #poverettaamme.

Ho cominciato ad avere paura di questo genere di cose da poco. All’avvicinarsi dei 30 anni sono diventata un po’ troppo apprensiva per i miei gusti, trasportando sulle spalle paure che non sono propriamente le mie e che sto tentando di buttare via, un pò quello che dovremmo fare tutti che se proprio non possiamo fare a meno di avere paura che almeno sia qualcosa di nostro. È assolutamente mia, per esempio, e probabilmente della maggior parte di voi, la paura di un futuro che non vorrei mi appartenesse ma invece c’è, come quando sentite non appartenervi il buio o le nuvole grigie, non ci si può fare niente, a quelle ci si deve abituare.

Ho deciso di personificarla, l’ho fatta diventare una bellissima donna dai capelli rossi e carnagione chiarissima, con un sorriso beffardo. Mi fissa seduta sul comò della camera da letto, al tavolo in cucina e nell’auto che non posso più guidare mentre cambia la musica alla radio senza permesso. A volte preferisco tenerla per mano, comprarle vestiti nuovi perchè sia sempre bella e perfetta. Mi piace pensare che il troppo non scelto possa ripulirci e renderci lucidi come dei meravigliosi mobili antichi, dove i graffi e le scalfitture li rendono pregiati. Ha spazzato via paure piccole ed inutili, fastidiose come il prurito alla pianta del piede quando proprio quel giorno hai deciso di indossare scarpe scomode da togliere. La verità è che non credo se ne andrà mai, a volte ho persino paura se ne vada, come se senza di lei rischiassi di scomparire. Che a pensarci bene senza un pò di paura forse scompariremmo tutti. 

Mi permette di avere memoria della somma delle cose che preferirei non perdere ma mi ricorda che si può andare avanti anche se si perde. Mi ricorda la felicità che si prova quando scopri di avere qualcosa a cui aggrapparti, magari un tuo disegno appeso alla parete del salotto o il rumore delle tue risate.
Ho scritto tante volte dell’importanza delle risate e dei sorrisi, quanto sia importante fare attenzione a loro. Provate a concentrarvi su quelle, ascoltatevi ridere, imparatene il suono, oppure guardatevi allo specchio e memorizzate l’espressione del vostro volto. Sentitevi e vedetevi belli mentre ridete. Ricercate tutto questo, inseguite tutto questo e scoprirete di essere abbastanza forti da permettere alla paura di starvi accanto senza privarvi per un solo secondo della voglia di vivere. 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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