L’amore negato

“Un sorriso spontaneo che si trasforma in desiderio. Due labbra che si cercano. Un bacio delicato. Un sentimento, pervaso da una sorta di ingenuità, che non senza un pizzico di malizia, si trasforma in passione. Quel senso di imbarazzo misto a gioia. La volontà di osare.
E i gesti nascono spontanei. Rincorrersi, cercarsi e sentire ogni senso farsi battito, respiro, sospiro.  
Accarezzarsi piano, appartenersi. Chiudere gli occhi e sentirsi liberi di essere.  
Dar vita a una danza che è sesso, passione. E’ una strana forma di amore. E’ la vita.”

Fondamento dell’identità personale, realizzazione della sfera più intima di ogni essere umano.
Un istinto primordiale e necessario che compiendosi si fa ragione e abbraccia emozioni, sentimenti.
Una realtà derisa, umiliata. Un bisogno dimenticato.
Un desiderio di tutti, ma un desiderio negato a chi è portatore di un corpo malato. 
L’Italia ancor oggi risulta essere un paese in cui è fortemente radicato il pregiudizio per cui la persona disabile è priva di una propria identità sessuale, di una dimensione erotica e senza un desiderio di intimità. 
Una dimensione quindi schiacciata dal peso di limitazioni fisiche proprie della persona ma anche da limiti culturali imposti da una società cieca ai bisogni di chi considerato diverso. 
I diritti sessuali sono considerati oggi diritti umani inviolabili e costituzionalmente sanciti, la cui violazione costituisce violazione dei diritti all’uguaglianza, alla non discriminazione, alla dignità e alla salute. 
Le importanti limitazioni fisiche che a volte caratterizzano il vivere di una persona disabile non permettono di godere autonomamente di relazioni interpersonali complete, e con ciò non si deve commettere l’errore di pensare solo ad un benessere prettamente fisico, ma al soddisfacimento di bisogni che investono, unitamente al profilo sessuale, anche il profilo psico affettivo ed emotivo della persona. 
In risposta al bisogno di assistenza e di accompagnamento in questa riscoperta di se’, è stata presentata una proposta di legge che vuole l’istituzione di una figura atta a garantire un’assistenza sessuale per i portatori di disabilità. Secondo la disposizione legislativa 1442 si afferma che : “Tale operatore, a seguito di un percorso di formazione di tipo psicologico, sessuologico e medico, dovrà essere in grado di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale o sessuale e a indirizzare al meglio le proprie energie interne spesso scaricate in modo disfunzionale in sentimenti di rabbia e aggressività.” 

Promotore della proposta legislativa e figura di spicco nella lotta al riconoscimento dei diritti sessuali dei portatori di handicap è Max Ulivieri, web designer e social media manager, che in una intervista rilasciata al Fatto Quotidiano definisce la figura dell’assistente sessuale come un operatore professionale (uomo o donna) con orientamento bisessuale, eterosessuale o omosessuale sano nel corpo e nello spirito e che ha deciso volontariamente di aiutare le persone diversamente abili a sperimentare l’erotismo e la sessualità. Questo operatore, formato da un punto di vista teorico e psicocorporeo sui temi della sessualità, permette di aiutare le persone con disabilità fisico-motoria e/o psichico/cognitiva a vivere un’esperienza erotica, sensuale e/o sessuale. Gli incontri, infatti, si orientano in un continuum che va dal semplice massaggio o contatto fisico, al corpo a corpo, sperimentando il contatto e l’esperienza sensoriale, dando suggerimenti fondamentali sull’attività autoerotica, fino a stimolare e a fare sperimentare il piacere sessuale dell’esperienza orgasmica. In piena libertà e consenso, alcuni operatori possono proporre anche delle relazioni sessuali, giungendo fino all’esperienza della penetrazione oppure fermandosi ai rapporti come fellatio e cunnilingus. 

Una figura discussa, e priva di un riconoscimento giuridico necessario, e che in Italia rischia di dar luogo a prestazioni fornite da persone non specializzate, con poche protezioni e garanzie. In Europa, nello specifico in Olanda, Germania, Austria, Svizzera (parti germanica e francofona) e Danimarca, questa figura è riconosciuta. Infatti, per diventare assistenti, vengono istituiti corsi di formazione, diplomi, aggiornamento continuativo, carte di comportamento etico, supervisione terapeutica e prezzi concordati.
Confermando la volontà di voler scardinare il tabù in cui inevitabilmente l’Italia ancor oggi si trova intrappolata, la Regione Toscana, terra di diritti e apripista per tante battaglie di civiltà, muove i primi passi al fine di promuovere un disegno di legge che venga riconosciuto a livello nazionale.
Il primo firmatario della risoluzione in merito all’assistenza sessuale per le persone con diversità funzionale o disabilità è il consigliere regionale Enzo Brogi, che a più riprese afferma che la figura dell’assistente sessuale è una figura fondamentale da promuovere e valorizzare. Risoluzione accolta, condivisa e approvata anche dal direttore della Regione Toscana Enrico Rossi.
  
Un tema complesso, delicato, intimo ma pubblicamente discusso. Fonte di interrogativi volti ad indagare il sottile filo che divide ciò che la pubblica piazza definisce bene da ciò che si crede scabroso, peccaminoso e dai risvolti discutibili.
Tanto andrebbe detto, e tanto forse semplicemente riconosciuto. La libertà che trova compimento nell’essere e nel divenire proprio di ogni essere umano, rimane un fatto imprescindibile e inviolabile, e altresì si accompagnerà di quel rispetto dovuto e mai discutibile che dovrebbe divenire diritto indipendentemente dai limiti che un corpo malato può generare. 

 

 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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