L’albero che è in me

Una favola che, con la tenerezza che solo un ricordo può custodire, ci racconta di Ali forti per volare e di Radici salde per tornare e restare, lì dove per ogni uomo è casa, è famiglia, è l’origine della vita.
E’ una storia da tramandare e proteggere. Una fine che in un nuovo inizio grida la sua volontà di esistere. Il misterioso disegno della vita che non chiede nient’altro che essere svelato.
L’incomprensibile e l’inaccettabile che nel loro imporsi spesso ci colgono impreparati e spaventati, ma che nel coraggio di essere vissuti ci insegnano la vita. Il valore del nostro passato, a protezione dei nostri passi, e la guida per il nostro Futuro.
Il dover sperimentare per divenire e che, nella libertà di osare, ci permette di scoprire ogni sfumatura del nostro essere uomini e donne nel mondo.

“Dal tepore della cucina, guardo la neve cadere impassibile sugli alberi, gelandoli fino alle radici. Normalmente gli inverni da noi sono rigidi, ma mai nevosi. Certo, è bello vedere il colle imbiancato ed osservare i cambiamenti del paesaggio. D’altronde è la prima volta che vedo la neve dal “vivo”!
Mentre i miei pensieri scorrono, il silenzio ovattato che mi avvolge, ovunque io volga lo sguardo, mi da’ un senso di quiete. Lo stesso non posso dire di mio nonno Emanuele, che è teso e pensieroso. Non l’ho mai visto con le mani in mano, o peggio, come ora con la testa tra le mani.
E’ preoccupato per i danni che il gelo arrecherà al nostro ben amato Uliveto. Abbiamo una piccola azienda agricola a conduzione familiare. Da quando è morto mio padre, quattro anni fa’, la porta avanti il nonno. Per lui è come far sopravvivere suo figlio, attraverso gli alberi che amava tanto, che gli davano sì tanto lavoro e fatica, ma anche tante soddisfazioni.
Fummo i primi a fare innesti “misti” con grande successo! E tutto nel rispetto della natura e dell’ambiente. I nostri sono ulivi speciali, anche se particolarmente delicati. Per Emanuele lavorare nella natura non è solo una distrazione dal dolore per la prematura perdita del figlio, ma anche un’attività taumaturgica, perchè ogni attenzione che riserva agli ulivi è come se la rivolgesse a mio padre. L’uliveto per la nostra famiglia rappresenta anche la fonte più ricca per il nostro sostentamento. Senza di loro saremmo rovinati. Ecco perchè la neve spaventa tanto nonno Emanuele.

A novembre, quando si preannunciava il grande freddo, l’aiutai a coprire le radici degli ulivi con paglia, foglie e terriccio. La protezione delle radici è fondamentale per la sopravvivenza delle piante. Fu un lavoro lungo e accurato.  Ma a vederle piegate sotto il peso della neve, angoscia anche me, perchè se è vero che l’ulivo è una pianta flessibile, è anche vero che a tutto c’è un limite. Effettivamente alcuni, quelli più esposti, sono piegati quasi in due dallo sforzo. Sono molto affezionata ai nostri alberi oleosi; a molti ho addirittura dato un nome! In primavera e in estate sono i miei confidenti, perchè a volte penso ad alta voce.
I grandi adducono il mio strano comportamento alla disgrazia che ci ha colpito. Dicono che sono cresciuta prima del tempo, che sono molto più matura della mia età.
Mah..Io credo che qualcuno mi abbia rubato un pezzo di felicità, e mi sento in credito. Onestamente temo invece di essere “guasta”.
Il mio cuore è “rotto”. Forse anch’io sono malata di quella malattia invisibile che si è portata via mio padre?

“Emma, io esco, devo fare una cosa.” 
La voce tuonante di mio nonno mi riporta alla realtà.
Il suo tono allarmato mi fa’ vincere l’astio verso il freddo, mi vesto e gli corro dietro.
Ha impugnato una motosega, e si dirige con decisione verso l’ulivo maestro.

“Nooo, fermo!Non vorrai tagliarlo?!”
Il rombo del motore copre quasi la sua voce mentre mi risponde:

“Devo, altrimenti il ghiaccio di stanotte lo spezzerà in due, ed il gelo penetrerà fino alle radici. Fidati di me, so cosa faccio!”

“Ma così lo ucciderai tu! Ti prego non farlo, non a lui, lo ha piantato papa’. ..”
Piangevo mentre urlavo disperatamente, ma nonno era sordo alle mie proteste. Io non sono un tipo che dimentica facilmente, ed ancor meno che perdona. E quel gesto non glielo perdonai. 

L’inverno lasciò spazio alla primavera, e questa all’estate. Mio nonno aveva a più riprese cercato di blandirmi, ma io non avevo più messo piede nell’uliveto dal quel fatidico giorno. Ritenevo che non fosse la maniera corretta di trattare un essere vivente.
Ero piena di dubbi: Emanuele aveva fatto lo stesso con mio padre?
Era lui che gli aveva staccato la spina, o era stata la malattia?
E se fosse stato lui a suggerire ai medici “di dare un taglio netto?”
E se anche io fossi davvero “guasta”, farebbe lo stesso? 

Pensieri e pensieri, ma mai parole, perchè riuscivo a parlare solo con i miei amici alberi che io, per vigliaccheria, non ero più andata a trovare.
Un pomeriggio di settembre mi feci coraggio. Le gambe camminavano, ma io rimanevo incollata ai miei ricordi..brutti ricordi. Si sovrapponevano all’ultima volta che avevo visto mio padre: disteso sul lettino dell’ambulanza, più bianco del lenzuolo che gli copriva le gambe; maschera dell’ossigeno sul volto, sguardo inconsolabilmente consapevole di chi sa guardare la sua casa per l’ultima volta. Non avrei voluto vedere, non avrei voluto sapere, invece avevo visto ed avevo saputo. Persa nei miei pensieri, mi sorpresi a parlare ad alta voce ad un cespuglio di ulivo.

Un cespuglio di ulivo al posto dell’albero maestro?!
Giovani fittoni lunghi e rigogliosi mi guardavano sorridendo.
Facevano il giro del tronco e lo ricoprivano fino al centro.
I rami erano alti quasi quanto me! Mi guardai attorno, si vedeva che le altre avevano subito dei danni. Erano tutte spente e mogie, ma non il cespuglio.

“Non potevo lasciare morire lui, piccola mia!”
Mio nonno mi aveva raggiunta in silenzio.
“L’ulivo è la pianta della vita eterna, basta conservare le sue radici che riuscirà a rinascere anche dalle ceneri.
L’ulivo è come l’Amore, se lo curi non muore.”
Sentivo le lacrime scendermi lungo le guance, e tra un singhiozzo e l’altro ribattei: “Però papà è morto, ed io lo amavo tanto.”

“Non parlare al passato, perchè tu lo ami ancora. Egli vive in te, e nei nostri cuori. E lì, non morirà mai.”
Ci abbracciammo forte per diversi minuti. Piangemmo insieme, e da quel giorno ebbi un nuovo confidente.
Non solo lo avevo perdonato, ma avevo imparato un sentimento nuovo: la fiducia.” 

Ci si riscopre esseri umani. Esseri fragili, vulnerabili e spesso spaventati dalla portata di dolori che mai vorremmo ci appartenessero.
Raccontare un sentimento non è mai facile, ma condividere i nostri vissuti aiuta a mitigare la solitudine, le insicurezze e i dubbi, lasciando spazio alla consapevolezza.
Ciò fa’ sì che il nostro animo viva ogni emozione con più serenità, e che sia più propenso ad accettarne l’essenza.
Solo così, il diverso diverrà Unico, l’incertezza muterà in conoscenza e la solitudine si trasformerà in un’opportunità di riflessione. 
Nei momenti più bui della mia vita penso all’albero che in me.
Una pianta di ulivo. E un senso di serenità mi pervade.
Simbolo dell’eternità, fin dai tempi antichi, ci dona la certezza di quella rinascita a cui l’uomo nel suo essere fragile aspira nei momenti difficili.
Così come per le piante così nella vita, alcuni tagli, ancorché quando dolorosi, sono inaspettatamente necessari per giungere ad uno scopo più grande! 

 

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Chiara Franceschini

A proposito di Chiara Franceschini

Una spinta carica di amore, da parte di Lele, il mio miracolo raro, mio figlio, mi ha reso una mamma speciale, consapevole di attitudini di cui non mi credevo capace, che mi hanno permesso di varcare i confini di realtà fatate. Ed eccomi, donna, mamma, impiegata di banca e.. autrice di libri e fiabe per bambini e adulti. Una passione nata dal bisogno di mettermi in gioco. Ho trasformato la lotta in conquista, ridisegnando così un mondo nuovo. Attraverso le fiabe racconto di un mondo inaspettatamente ricco, un universo visto da una prospettiva diversa. Questo ciò che mio figlio mi ha insegnato! E grazie a lui, ho scoperto aspetti dell'Essenza Umana sorprendentemente straordinari! Come un magnifico fiore blu in mezzo ad un campo di papaveri! Spero vogliate scoprire con me la Meraviglia che la Vita ci riserva, e coglierne le sfumature, oltre che gli aromi. Basta aprire il cuore e liberare le Ali della Fantasia!

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