La strada verso casa

Ci ho provato davvero a dimenticare, a lasciar scivolare tutto il dolore lontano, lontanissimo da me, ma ricordo ancora quel senso di vuoto e incredulità che mi scoppiava dentro, mentre attonita guardavo fuori dal finestrino. La strada si consumava mischiandosi al silenzio che riempiva quell’auto.
 
“Vi prego portatemi a casa, voglio solo tornare a casa.”
“Amore cosa è successo?”
“Non voglio, non posso parlarne.”
 
Non ci furono più domande, non ci furono altre parole. C’era il silenzio e il buio della notte, c’era il mio viso bagnato dalle lacrime, c’ero io incapace di pensare.
Chiusi gli occhi e dopo un tempo che mi sembrò lunghissimo sentì le calde e protettive mani di mia madre prendere piano le mie.
“Siamo arrivate, sei a casa. Andrà tutto bene amore mio.” Riuscì solo a guardarla. Ero incredula, stupita dal sentire davvero mia la mia casa. Vi chiederete come è possibile. Sono cresciuta divisa tra due terre quella che mi ha visto nascere e crescere e quella nativa dei miei genitori. Ho abbandonato i miei sogni di bambina per le consapevolezze e la maturità del diventare Donna nell’unica casa che abbia mai davvero sentito mia, quella dei miei nonni materni, dove sono voluta tornare ad ogni costo per vivere da poco più che diciottenne, quando ancora la malattia non si era presa tutto. Ed è lì, in quella terra a cui due anni e mezzo fa ho detto addio un’altra volta, che ho vissuto gli amori più importanti, che ho scoperto e lottato la mia diversità. Lì ho corso per l’ultima volta, ho ballato per l’ultima volta, ho sognato e mi sono sentita davvero felice e al sicuro. E dirle addio, di nuovo, è stato uno dei dolori più grandi mai provati, almeno fino a quella notte. Fino a quel maledetto giorno in cui ho capito che l’amore sa trasformarsi nel più grande incubo mai vissuto prima.
Tornare nella casa che mi ha vista crescere, nella terra in cui sono nata ma che ho sempre sentito ostile è stato un passo obbligato e quella sensazione di non appartenenza, di estraneità la ritrovai subito non appena rivarcata la sua soglia. Ma nel momento stesso in cui sono stata ferita, umiliata, nel giorno che ha rappresentato per me il tradimento più grande di tutta la mia vita, ho sentito dentro di me accendersi un fuoco indomabile. Avevo freddo, mi sentivo sola, spaventata, persa. E non capivo. E poi d’un tratto ho alzato la voce e ho detto: “Voglio andare a casa, adesso. Subito.” Ricordo che presi il telefono dalla borsa con mano tremante. Poche parole. E poi l’attesa, unita alla certezza che presto mi sarei sentita al sicuro. E mentre quelle parole, infami e vergognese, mi rimbombavano ancora nella testa continuavo a domandarmi il perchè. Perchè avevo creduto davvero di poter esser amata nonostante la mia diversità? Perchè poi una volta chiaro che quell’amore amore non era mi ero affidata con fiducia e con tutto il mio cuore a chi quell’amore lo aveva visto nascere certa di essere compresa e lontana dal pensare che il mio porvi fine fosse da considerare una mia colpa e per questo da punire. Perchè? Perchè ero stata così sciocca? Perchè mi ero affidata al bene, e perchè sopratutto non avevo trovato la forza di ribellarmi a quella che era un’offesa falsa, infondata e crudele? Ma è esattamente in quel momento che tutto divenne chiaro dentro di me, che i pezzi di un puzzle che ancora faticavo a comporre prendesero il loro posto. Quando tutto mi è sembrava perso, quando sola seduta sui gradini di un ristorante aspettavo di poter scappare lontano da lì, la vita mi offriva una consapevolezza che cercavo da sempre: l’appartenenza.
 
Per molti mesi mi sono chiesta come ho fatto a non crollare, come sono riuscita a convivere con un torto così grande, così meschino, ma poi ho capito. Lo avevo già fatto in passato, era già accaduto. Ero già stata capace di tornare a vivere dopo esser stata privata delle mie consapevolezze, delle mie certezze, della unica me che conoscevo. Lo avevo fatto quando avevo scoperto di essere malata. La malattia ti devasta l’anima e la vita allo stesso modo di un amore cattivo, egoista e falso. Ti distrugge come ti distrugge il tradimento e l’abbondono che può esserti riservato da chi credevi davvero parte della tua vita, come fosse il tuo stesso sangue. La malattia ti apre gli occhi e ti riporta coi piedi per terra, ti vede versare lacrime amare, ingiuste ma ti permette di cogliere il senso di ciò che conta davvero. A volte mi stupisco di questa mia testarda volontà a rialzarmi, sempre, ad ogni costo. Mi chiedo come sia riuscita a perdonare i torti subiti, la cattiveria che ho dovuto combattere, e a perdonarmi per la severità con cui ho giudicato le mie debolezze e i miei limiti. Sono cicatrici che porto dentro di me e che a volte tornano a bruciare, a far male. Sono parte di un muro che ogni giorno, passo dopo passo, sto cercando di abbattere, perchè non è dietro un muro che voglio vivere, ciò che voglio è la luce. Trovo difficile affidarmi, trovo difficile credere ancora ad un amore che protegge e non distrugge, trovo difficile vivere dimenticandomi della mia malattia ma tutto, le delusioni, i tradimenti, perfino la mia malattia sono ciò che mi hanno permesso di sentirmi viva, di riscoprirmi, di ritrovate la strada verso casa.

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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