La scuola e la ragionevolezza

Durante gli anni delle superiori iniziai a studiare diritto ed economia. Una materia verso la quale mi approcciavo per la prima volta e che mi piacque fin da subito. La mia insegnante riusciva ad affascinarmi, mi affascinava il suo portamento, il modo in cui spiegava la lezione e il modo in cui si relazionava a studenti che spesso finivano per non ascoltarla. La stima verso di lei mi portò a studiare la materia sempre più delle altre.

In una delle sue lezioni la professoressa ci introdusse un concetto che avrei poi ritrovato, come corollario del diritto di uguaglianza, studiando diritto privato. Enunciò il principio di ragionevolezza e ricordo che lo fece sorridendo.
In passato il principio della ragionevolezza veniva utilizzato soprattutto per giustificare in qualche modo le disparità di trattamento: bisognava affrontare situazioni uguali in modo uguale e situazioni diverse in modo diverso.

Il principio anche adesso è utilizzato come tecnica interpretativa dalla nostra Corte Costituzionale così come da molte altre Corti Europee ed Extraeuropee, e viene utilizzato per impedire al legislatore di attuare norme che risultino discriminatorie e non custodi della volontà di eliminare ogni barriera che limita, di fatto, l’uguaglianza tra i soggetti. Il giudizio di ragionevolezza è necessario quindi per verificare se le differenziazioni introdotte in sede di disciplina legislativa siano compatibili con tale principio, se cioè il legislatore abbia trattato in modo diseguale soggetti (e/o fattispecie) uguali o in modo uguale casi diversi.

Quando in riferimento alla riforma della scuola, nello schema di decreto sulla valutazione e certificazione delle competenze del primo ciclo e degli esami di stato, ho letto che “le prove differenziate, se equipollenti a quelle ordinarie, hanno valore ai fini del superamento dell’esame e del conseguimento del diploma finale” e che “agli alunni con disabilità che non conseguono la licenza è rilasciato un attestato di credito formativo”, ho avuto una visione nella quale il principio di ragionevolezza, incarnatosi nel corpo di un bellissimo ragazzo che avevo invitato ad una riforma legislativa, mi dava buca.

Per me risulta ancora incomprensibile il motivo per cui si vuole modificare qualcosa che va avanti da anni e che fino ad adesso ha permesso a studenti con difficoltà di apprendimento, non solo di conseguire il diploma di scuola media tramite esami personalizzati a conclusione di un percorso personalizzato, ma anche di poter poi tentare con molte più possibilità di divenire soggetti attivi nel mercato del lavoro come tutti gli altri.

Si fa così venire meno l’articolo 9 del DPR 122/09 il quale dice: “Per l’esame conclusivo del primo ciclo sono predisposte, utilizzando le risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, prove di esame differenziate…..idonee a valutare il progresso dell’alunno in rapporto alle sue potenzialità e ai livelli di apprendimento iniziali.”
Le parti di questo articolo che ho inserito, anche se con parole molto formali, danno un’idea abbastanza chiara di quello che la scuola dovrebbe dare e pretendere.

Se si tenta di tradurle e di renderle informali si può ben supporre che vogliano dire, che io scuola pretenderò da te alunno solo ciò che sei in grado di dare, niente di più e niente di meno. Perché io scuola so quanto ti piace imparare, so che fai tutto quello che puoi quando ti sforzi a star lì seduto o seduta a cercare di capire, memorizzare, scrivere o dire.

So quanto ti danni quando non riesci a mantenere la concentrazione, perchè ci sono troppe cose intorno a te, sempre troppe e non ti discriminerò solo perchè hai bisogno che io ti aiuti un pò di più, ma anzi ti proteggerò di più, e farò in modo che a te venga riconosciuto ciò che è riconosciuto agli altri. Farò in modo di farti capire che è vero che siamo tutti diversi e che anche se i risultati potrebbero non essere gli stessi, esiste il valore, un valore che spesso non si può vedere, ma io scuola ti prometto che te lo mostrerò, fosse anche consegnandoti solo un foglio, un foglio che però è uguale a quello di tutti gli altri, e lo farò perchè almeno questo posso farlo.

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Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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