La sala d’attesa

Una poesia, un racconto, delle parole che arrivano dritte al cuore. Il contatto con l’autrice di questa prosa poetica avviene quasi per caso, poi, per un motivo o per un altro, si finisce a parlare di interessi in comune, amore per i bambini e sensibilità spiccata. Nicoleta condivide con me tutto questo e anche le righe che ora vi propongo, dedicate ad una bambina con la sindrome di Down, una realtà con cui ho avuto a che fare anche io nelle mie esperienze di volontariato, un mondo meraviglioso, da scoprire, ricco di profondità, sorrisi e allegria.

 

LA SALA D’ATTESA

Ho fatto uno strano sogno. Ero in una sala d’attesa.
Seduta sotto la finestra ed ero molto tesa.
Alla mia destra, un gruppo di madri eleganti,
tenevano in braccio i loro figli ma verso la parete girati.
Alla sinistra invece, una madre triste e trascurata
muoveva ogni tanto la carrozzina in cui la figlia piangeva sdraiata.
La porta si aprì e un dottore dai capelli bianchi
entrò e chiese con le mani appoggiate sui fianchi:
“Ditemi neomamme, aspetto le vostre domande…”
Sulla destra, tra le madri eleganti, c’era un silenzio inumano.
Solo la madre solitaria alzò timidamente la sua mano.
Il dottore si avvicinò alla carrozzina dalla quale la bambina
con la sindrome di Down alzava la sua bianchissima manina.
La madre, quasi piangendo, chiese: “Adesso cosa devo fare?
Vede queste donne? Non la vogliono neanche guardare!
S’immagini se i loro figli in futuro vorranno con lei giocare.”
“Donna, sei diventata madre, saprai che cosa fare.
Non farti più domande e innanzitutto non ti preoccupare.
Il segreto è nascosto nell’amore puro. Lì devi cercare.”
Poi, girandosi verso gli altri, il dottore disse con dolcezza:
“Visto che voi state bene per il momento,
fisso fra sei anni il nostro prossimo appuntamento.”
Io, rimasi seduta lì, mentre gli anni, lunghi in apparenza,
sono passati come in un minuto con una certa emergenza.

Il tempo si è fermato nel giorno dell’appuntamento
e, nella sala d’attesa, c’era moltissimo sgomento.
Alla mia destra, le madri prima eleganti,
avevano i visi tristi, stanchi e arrabbiati.
I loro figli gridavano, piangevano, facevano capricci.
Per non parlare dei continui pasticci e bisticci.
Alla sinistra, la donna, prima solitaria,
teneva sulle gambe la sua speciale figlia.
Aveva il viso felice e gli occhi molto brillanti.
Mi sembravano i più rari e bellissimi diamanti.
La porta si aprì e il dottore dai capelli bianchi
entrò tenendo sempre le sue mani sui fianchi.
“Ditemi mamme, aspetto le vostre domande…”
Le madri eleganti si affollarono,
si spinsero e iniziarono a parlare tutte assieme
creando ancora più confusione e disperazione.
Il dottore alzò il dito e tutte si sedettero.
“Non siate infelici. Voi avete reso i vostri figli ciò che sono,
curando la bua con il cioccolato, con qualcosa di buono
E i continui capricci con un bacio o un nuovo giocattolo.
Vi siete dimenticate di offrire loro il cibo più importante
o meglio il vostro tempo, la dolcezza, l’amore costante.
Visto che i problemi sono molti e gravi in questo momento,
fisso fra un anno il nostro prossimo appuntamento.”
La donna solitaria e felice si alzò e disse:
“Mi scusi. Noi fra un anno non verremo più.
Nonostante donne come loro mi hanno buttato giù
ignorando mia figlia meravigliosa e speciale.
La loro crudeltà e il pregiudizio della società
mi hanno spinto a cercare, nelle stanze del mio cuore,
ogni briciola di pazienza, di perseveranza e d’amore
per crescere e non fare mancare nulla a mia figlia.
Adesso sono felice. Ho scoperto il mondo,
ho scoperto l’amore e anche il dolore.
Adesso sono viva. So ridere, amare
e oggi so anche lottare.
Una luce bianca avvolse la madre e la figlia
portandole nel loro mondo fatto d’armonia.

In quel momento capii che
il signore dai capelli bianchi non era un dottore.
Stavo seduta davanti al Creatore.

 

Nicoleta Nicolau

 

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