La paura del cambiamento e il cambiamento della paura

Alcune mattine mi sveglio con quel rumore sordo, regolare; inquietante come un battito che proviene dall’esterno. È la mia mano che batte su questa parete di plexiglass, attraverso la quale non mi sente nessuno. Sono il manichino nel negozio che non riesce a suscitare l’interesse perché mi cambiano l’abito, ma non mi rappresenta quasi mai; allora la mia espressione si mantiene spenta, assente, plastica. Ma quando i miei occhi incrociano  quelli delle persone importanti, il manichino prende vita, si getta addosso alla vetrina, comunica a gesti. Se serve, si stacca un braccio e batte più forte con quello che gli rimane. Sa che non lo possono udire, eppure vuole riuscire a dire con i suoi mezzi che spesso le sue intenzioni non verranno comprese, in quanto esiste una forza che lo governa e sfugge al suo controllo. – “Ti prego, fermati: un minuto in più, un giorno in più, un mese in più, un anno in più. Ti prometto che mi capirai. Conoscente, amico, amante”.

Il mio inconscio vanta un fornitissimo repertorio di sogni che gravitano attorno all’impotenza di fare qualcosa o essere in un certo modo. Credo che non smetterò mai di avere paura quando non sono cosciente. Nel tempo, ho osservato che ad ogni reazione deve corrispondere uno sfogo, che esso avvenga in tempi brevi o meno, o in modalità più o meno convenzionali: ma deve esserci, al fine di avere le risposte che cerco e che nessuno mi può dare, se non io stessa. Non posso correre qua e là alla cieca, procedere per supposizioni.
Io devo avere la visione della mia paura per ricavare il mio coraggio.

Non dirò che il cambiamento dovuto alla malattia che prende ad intermittenza le redini al posto tuo – o anche solo la paura che esso suscita – sia qualcosa di accettabile. Io non lo penso: io mi arrabbio. Non voglio, tuttavia, che questa rabbia se ne vada, poiché tiene spalancate le porte della passione per la vita. 
Il cambiamento non è solo quello indotto: il cambiamento è anche il mio. Il cambiamento è movimento e dinamismo e, fino a quando io e Lei ci passeremo il testimone, andrà tutto bene.
Per combattere la paura dell’imprevedibile, ho deciso di fare ciò di cui ho paura e non pensare alla paura. 

Ti provo, ma non ti penso. 
Toglimi qualcosa ed io ti compenserò con qualcos’altro. 

Ogni giorno scopro una risorsa che metterò sul piatto della bilancia per annullare la prossima mancanza. In questo modo, Tu con me non vincerai mai.

Pubblicato nella Il cuore trascritto | Lascia un commento
Lisa Zanardo

A proposito di Lisa Zanardo

Sono una donna di trentacinque anni che sta ricominciando tutto daccapo. Sono accompagnata dalla Sclerosi Multipla ufficialmente dal 2007, ma già la sentivo con me fin da quando ero poco più che una bambina. La convivenza con lei, aggravata da basi di vita molto difficili, mi ha condotta fuori strada, nonostante le mie intenzioni e la mia testardaggine. Ora, cerco di deviare le impossibilità che la società mi pone e di trovare la chiave di svolta, per vivere amando ciò che faccio. Ho deciso di scrivere per Ali di Porpora, in quanto colpita dal modo autentico ed originale delle sue fondatrici di raccontare la malattia, senza mettere mai la persona ( o i problemi che la caratterizzano, al di là della condizione patologica ) in secondo piano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *