La mia partita a scacchi!

Un concentrato di ciò che più odio, giornate scandite da un ritmo di cui non sono padrona tra attese e sale d’aspetto. Dovrei esserci abituata, dovrei esser immune agli odori, al bianco di quelle pareti, a quegli occhi che mi guardano, a mani che mi sfiorano, mi toccano ma la verità è che ogni volta è altrove che vorrei essere, è altro ciò che vorrei fare e di altro vorrei poter parlare. Di queste giornate restano solo immagini dentro me, non lascio più che la mia mente ne custodisca i dettagli. È come se volessi lasciarla libera, come a volerla privare del peso di ciò che non posso cambiare, che nessuno può cambiare. Ed è questo il punto, ci sono momenti in cui ti accorgi che non puoi far altro che lasciare che accada. Devi mollare la presa e darti il permesso di arrenderti. A volte coi limiti puoi fare solo questo, lasciarli vincere. Devono vincere, devono prendersi il loro bottino e dare a te la libertà di soffrirne prima e ribellarti poi. Ed io ai miei limiti ho imparato a non chiedere nulla di più di quanto loro non scelgano di dirmi. Loro mi parlano, dettano tempi e regole, mi lasciano perfino spazio a volte ma quando arriva il momento in cui il loro esserci diventa presenza costante, certezza allora tutto cambia. In passato c’era la negazione, c’era il dolore oggi invece a vincere è la consapevolezza, è il sapere di dover lasciare la presa ogni tanto. Ed io sto imparando a darmi questo permesso e credetemi, per quanto sia un’impresa titanica, ho capito che mollare equivale a vincere. Non voglio arrendermi, sono lontana mille miglia dalla resa, rivoglio semplicemente la mia libertà, rivoglio una mia dimensione e voglio poter cucire il mio sui miei limiti. Non saranno loro a definirmi, sarò io a definire per loro un confine, quel limbo nel quale poter finalmente gridar loro tutta la mia rabbia per poi compiere quel passo verso una nuova dimensione. Nuove piccole dimensioni dove riuscire a sentirmi al sicuro, dove poter assaporare nuove libertà, risentirle mie senza il peso del pregiudizio e lontane dall’idea che ciò che è diverso è per forza destinato a fallire. E fallire non sarà poi una possibilità così remota ma non per questo sceglierò di non provarci. Il farlo rappresenterebbe la vera resa, vizierebbe le mie azioni, darebbe vita ad altri limiti fino a ingigantirli e trasformarli in mostri imbattibili. Ed io ai mostri non voglio più credere, semplicemente perchè non esistono. Non esistono colpe da espiare, o battaglie giuste e meritate. Esiste il dolore, esistono le ingiustizie che si legano a condizioni che non ho scelto, che nessuno sceglierebbe, e storpiarle o giustificarle in nome di un Bene superiore non darà loro un senso. Non hanno senso, la malattia non lo ha, nè lo avrà mai. È al mio esistere che devo un senso, ai miei gesti un perchè, ai miei desideri un corpo. Non riesco a dire quando questo è accaduto ma oggi non vedo più la malattia come un mostro pronto a mangiarmi, la vedo invece come la somma di tutto ciò che mi spinge ad essere una persona migliore, più forte, più coraggiosa, più umile, più attenta. E non c’è del virtuosismo nelle mie parole, non vi dirò che la ringrazio, non le darò meriti. Il merito sento di doverlo riconoscere a me stessa, a quella forza che spesso dubito perfino di avere, alla mia testardaggine, al mio folle desiderio di vita. La vita mi ha mostrato la sua faccia più cattiva ma proprio ora che forse è arrivato per me il momento che più ho temuto, che più mi da dolore, ebbene proprio ora, ho la certezza che in piedi, o seduta su una sieda a rotelle, il sole continuerò a guardarlo e ad inseguirlo perchè io sono viva e in questa mia eterna partira a scacchi non ci sono avversari, ma infinite pedine e spetta solo a me decidere i loro passi, spetta solo a me scegliere il mio divenire, il mio esistere. E continuerò a muovere ognuna di quelle pedine con la sicurezza di chi sa’ che non ha ancora finito! 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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