La malattia e l’istinto

Non sono molto brava a dare indicazioni, da piccola ricordo che cercavo sempre di evitare chi mi chiedeva per esempio quelle stradali. A volte inventavo di non essere del posto, per pigrizia o noia, ma soprattutto perché temevo di sbagliare. Spesso, dopo aver risposto, tornata a casa mia mamma mi dava la conferma che avrei dovuto evitare anche quella volta e che probabilmente il mal capitato vagava ancora alla ricerca della strada giusta.

Ma siccome la vita si prende gioco di noi svariate volte, adesso che non sono più in grado di fare molte cose, mi ritrovo a dover imparare come dare indicazioni precise e non confuse. Come spiegare in modo chiaro quale sia  la posizione delle cose di cui ho bisogno, o la tecnica da usare per compiere i gesti che Valeria non può più compiere.

Ho così scoperto quanto sia difficile spiegare come sia necessario che venga posizionato il mio piede perché io possa risorgere dalla sedia senza cadere in avanti o all’indietro e imprime una forza sufficiente per permettere a me stessa di dire che: “fiù per fortuna anche oggi ci riesco!”. Ho poi imparato come possa non esserci alcuna differenza tra sostenere e spingere se le mani di chi mi aiuta si trovano nel punto sbagliato del mio corpo. Ho anche fatto fatica a far capire al mio ragazzo che mettermi una mano sul culo mentre passo dalla posizione seduta a quella alzata, più che un modo carino per unire l’utile al dilettevole, poteva al massimo essere un modo piacevole di farmi perdere l’equilibrio.

Il mio corpo continua ad essere più veloce del tempo che impiego a descrivere e parlare, e ogni volta mi ritrovo a mettere in castigo l’istinto per averla data vinta al suo desiderio di agire in autonomia. In realtà sono come quelle mamme che urlano e promettono da anni punizioni mai applicate di cui i figli ormai non hanno più paura. Il castigo non serve infatti a placarlo. Lo sento scoppiare, l’istinto. Scoppiettare come i popcorn pronti da mangiare. Lui ha voglia di divorare e non il contrario. Il cibo lo prende da me. Dentro di me qualcosa per saziarsi la trova di certo.

Lo sento, come la magia nera di uno stregone buono che striscia e brucia. Morde e mi fa prudere le orecchie. Un prurito insopportabile, troppo profondo per poterlo raggiungere. Vuole uscire, l’istinto. Morde perché io non possa fare finta di dimenticarmene. Morde, come fanno i desideri che non riescono ad avverarsi. Morde, come mordono i sogni che sembrano frantumarsi. Morde, come mordono le urla e i pianti che soffochiamo sperando possano fare meno male.

La malattia e l’istinto si combattono, ci afferrano e ci strattonano da una parte e dall’altra. Ognuno di loro vuole un pezzo di noi. I pezzi che tentiamo di proteggere e nascondere, proprio come fanno i pesciolini appena nati. Si rintanano tra le piante perché nessuno possa cibarsene prima che diventino abbastanza forti e possano salvarsi.  

La malattia, come la santa inquisizione, sembra volerci costringere a rinnegare l’esistenza dell’istinto. Ci vorrebbe sottomessi ad una scelta che finirà per addormentarci, acquietarci, ed educarci a qualcosa di immutabile. Ma scoprirà l’inutilità della sua violenza che mai riuscirà a renderla vincitrice perchè, fortunatamente, siamo troppo masochisti per rinunciare a quei morsi e bruciori, che questa volta non sono i suoi. Odiamo e allo stesso tempo desideriamo quell’istinto, così decidiamo che può rimanere, continuare a camminarci dentro, afferrarci e costringerci ad ascoltarlo sussurarci alle orecchie che non siamo ancora morti.

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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