La decisione di star male

Un tempo mi dicevo che sarebbe stato bellissimo se avessi trovato qualcuno così innamorato  e pieno di abnegazione da amarmi anche se avessi perduto braccia e gambe. Un giorno postai questo interrogativo, a mo’ di dubbio amletico, su facebook, curiosa di sentire cosa mi avrebbero detto. Mi rispose un mio amico che provocatoriamente mi disse: “La domanda è… tu ti ameresti se non avessi più braccia e gambe?”.

Molto sinceramente gli risposi di no e lui mi disse “Ed allora perchè dovrebbe farlo qualcun altro?”
Già perchè il punto è proprio questo: se noi non ci amassimo davvero perchè dovrebbe esserci qualcun altro, più elevato e consapevole, desideroso di nutrire un sentimento d’amore nei nostri confronti? Un “buon samaritano” forse che, a ben pensarci, sarebbe meglio evitare per non trovarsi invischiati in rapporti asimmetrici o di incappare in “abbandoni annunciati” .
Pensate poi all’atteggiamento delle persone. A mio modesto avviso le persone sono di due/tre tipi:

  1. chi ti vede esattamente come tu in fondo vuoi essere vista, per ciò che trasmetti anche se non lo ammetteresti neanche con te stessa, ed allora sarebbe il caso di farsi delle domande.
  2. coloro a cui non importa se tu trasmetti un’idea diversa di te stessa, perchè prigionieri delle loro convinzioni limitanti, e verso i quali potrebbe in ogni caso valere la pena di accettare la sfida e cercare di “educarli”.
  3. quelli che sono ottusi a prescindere anche se hanno a che fare con Einstein. In questo caso, è davvero così importante averci a che fare al di là delle condizioni delle proprie gambe? Forse sarebbe meglio investire meglio il proprio tempo… 

Siamo disabili e questo è indubbio. Ognuno, con un percorso diverso, ha subito un danno, più o meno grave, che gli rende le cose più faticose, ma di essere handicappati lo decidiamo, spesso e volentieri, noi, o quantomeno abbiamo un ruolo nel non opporci a un certo tipo di visione dominante a livello sociale. In fondo il corpo fa quello che la mente decide, e la mente è risaputo essere acerrima nemica del cambiamento. Perchè anche se stiamo male e ce ne lamentiamo a destra e a manca la mente ama stare nel conosciuto, nel noto, nel familiare, in ciò che è certo e stabilizzato. E’ quella che gli psicologi definiscono zona di comfort. E guai a toccargliela eh… La mente si nutre di certezze che vanno a braccetto con le paure, quindi ben venga che uno di noi si consideri non in grado di fare una cosa. Se poi ci vuole una spintarella per non essere tacciati di non averci voluto provare e di non essersi messi in gioco, ecco che la mente provvede a bloccare il corpo. E l’alibi è lì… soprattutto se si è un “povero disabile” che ha “la carrozzeria un po’ ammaccata ed incidentata”.

Tutte le volte che mi sono sentita handicappata, cioè vittima della mia disabilità, ho scoperto che alla fine la mia disabilità c’entrava ben poco, se non marginalmente, un presupposto imprescindibile ma al pari del pesare 58 kg, avere gli occhi castani ed i capelli crespi che “impazziscono” con la pioggia. Vale a dire, era sì una condizione di cui tener conto (onde evitare una pericolosa scissione dalla realtà) ma non limitante a 360 gradi. Era la mia paura di affrontare il cambiamento, la mia pigrizia mentale rispetto ad una situazione in cui credevo sarebbe stato tutto semplice ed invece esistevano difficoltà fisiologiche, ad avermi fregato. Ed in più avevo avuto il comodo alibi (fortuna o sfortuna?) di essere disabile e di poter dire che la colpa era attribuibile a questo, senza dovermi troppo interrogare su altro ed affrontare le naturali fasi di crescita.

Pubblicato nella La Scelta di Essere Io | Lascia un commento
Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *