Jobs Act e Disabilità: Giochiamo a nascondino?

Ed è ancora lotta per le persone con disabilità, la voglia di autodeterminazione, autoaffermazione e autonomia spinge a continuare.
Cosa c’è da fare? Mettere in pratica politiche di coinvolgimento lavorativo accantonate in un angolo per troppo tempo.
Il mercato del lavoro per il mondo disabile esiste, ma il motore di questo sistema non riesce a prendere velocità, se poi si aggiunge la crisi economica, la disoccupazione e la precaria occupazione, ecco che la sua lentezza è disarmante.
I dati statistici dichiarati  dal presidente di Irfa (Istituto di Riabilitazione e Formazione di Anmil), Claudio Ciampagna, sono più che allarmanti.

Dichiara: “Nella VII Relazione al Parlamento sull’attuazione della Legge 68 in Italia, fra pubblico e privato, al 31 dicembre del 2013 risultavano 186.219 posti di lavoro riservati a soggetti con disabilità, 41.238 dei quali scoperti. Il 22%, quasi uno su quattro e oltre 26mila di questi sono nel settore privato (su 117mila complessivi), mentre poco meno di 13mila sono nel pubblico (su 76mila posti riservati).
A causa della crisi sono aumentate le aziende che chiedono l’esonero o la sospensione temporanea dall’obbligo di assunzione: in tal senso ci sono state nel 2013 oltre 4.600 autorizzazioni (il 95% di quelle richieste) per un numero complessivo di oltre diecimila posti di lavoro. Modesto risulta il numero delle sanzioni amministrative comminate a chi non rispetta la legge: nel 2013 ci sono state in tutta Italia appena 23 sanzioni per ritardato invio di prospetto informativo e 159 per mancato adempimento degli obblighi di legge (numeri simili nel 2012: rispettivamente 23 e 150). Ma anche quando i posti ci sono e sono disponibili, i disabili continuano a non essere assunti.”

Era esattamente il 2013 quando il Corriere della Sera riportava la notizia della sentenza della Corte di Giustizia Europea nella quale veniva condannata l’Italia per non aver provveduto correttamente all’applicazione delle garanzie e agevolazioni previste a favore dei disabili. Infatti, lo Stato Italiano, avrebbe dovuto prevedere l’obbligo per i datori di lavoro di mettere in pratica tutti i provvedimenti necessari all’inclusione dei lavoratori con disabilità, al contrario invece erano stati eliminati i vincoli che avrebbero permesso di rispettare la direttiva europea, creando così ulteriori scorciatoie.
A fornire delle possibili soluzioni ad una situazione che oramai da troppo tempo statica, interviene il Jobs Act.
In realtà all’interno dei Decreti Attuativi il Governo evita di considerare diversi aspetti, presentando non poche lacune e contraddizioni tra quello che  dichiara di voler fare e quello che effettivamente farà.
Ricordiamo che la legge 68/99 stabilisce per le aziende con più di 15 dipendenti l’obbligo di assumere almeno un lavoratore appartenente alle categorie protette. Dai 15 ai 35 dipendenti si prevede l’assunzione di una persona disabile, dai 36 ai 50 di due, dai 51 ai 150 si richiede una percentuale del 7% più uno, ecc.
Con il Decreto Attuativo si mira alla semplificazione delle procedure di inserimento lavorativo, continuando così ad essere valido il dovere per i datori di lavoro privati di assumere disabili mediante la richiesta nominativa, la stipula di convenzioni e l’assunzione diretta, ma venendo altresì introdotta la possibilità di computare, nella quota di riserva, i lavoratori disabili che abbiano una riduzione della capacità lavorativa di una certa entità anche se non assunti tramite le procedure del collocamento mirato.
Quest’ultima azione risulta effettivamente positiva, pur presentando il rischio di lasciare indietro chi, per obbligo, ha dovuto sopportare le abituali trafile burocratiche per potersi iscrivere al collocamento mirato con la speranza di trovare un posto di lavoro.
 
Il nuovo decreto riconosce inoltre il diritto di richiedere la modifica del proprio orario di lavoro, da full-time a part-time, per i lavoratori con malattie croniche-degenerative ingravescenti.
Al riguardo sorgono dei dubbi. Non soddisfa infatti la definizione fornita, che risulta povera e vuota di qual si voglia dettaglio relativo a cosa si debba intendere per malattie croniche-degenerative ingravescenti. Questa mancanza non è per nulla di poco conto se si considera la varietà delle patologie esistenti e le loro tante sfaccettature, infatti, non sono soltanto le patologie degenerative a portare ad una limitazione nell’ adempiere a pieno ai propri compiti lavorativi. 

Il part-time verrà riconosciuto anche a chi deve assistere familiari disabili,e ai genitori con figli malati portatori di handicap o minori di 13 anni.
In riferimento al primo caso, questo varrà solo se il familiare assistito ha  un’invalidità riconosciuta del 100%. Chi fa parte di questo mondo sa benissimo quanto possa essere arduo e alle volte impossibile avere un riconoscimento di tale portata.
In riferimento al secondo invece, sembra quasi che si preveda un inspiegabile miglioramento nella salute dei propri figli una volta che questi abbiano superato i 12 anni. Al contrario è necessario  considerare che la crescita del minore disabile non rende meno impegnativo il lavoro del genitore, anzi l’aumenta, perchè sarà per loro importante poter provvedere alla loro piena integrazione e dare risposte al loro naturale istinto di indipendenza. Bisogni che non sempre possono essere soddisfatti  da altri o tramite quelle straordinarie associazioni che fanno parte di un “terzo Settore” lasciato però tristemente solo.

Quello che si spera è che il Governo giunga ad una reale comprensione di quelle che dovrebbero essere le sue responsabilità, non limitandosi a dare solo semplici assaggi di quello che potrebbe essere.
Viviamo in una società dove la percezione delle difficoltà nella vita di un disabile è totalmente offuscata dalla dilagante convinzione che se ci aiuti ci stai facendo un favore e non importa se la tua azione è fatta bene o male, se sarà a lungo o breve termine, se si trasformerà in delle concrete soluzioni o nuove discriminazioni,  noi dobbiamo comunque esserne riconoscenti. 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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