Io, lei e un nuovo inizio

Quella sensazione di essere come sospesa, appesa, in attesa che la bolla nella quale mi trovo intrappolata scoppi non mi lascia. La sento martellarmi dentro, è come un tamburo che incessantemente batte il suo ritmo. E difficile ignorarla. Ero convinta che con il passare dei giorni sarebbe svanita, insieme al dolore e alla delusione. Ed invece no. E non so se sia l’aver imparato ormai a convivere anche con ciò che sembra inaccettabile o se sia la mia ostinazione nel non accettare di piegarmi a ciò che di più ingiusto possa esser fatto a chi già di conti con la vita ne ha pagati tanti, ma non ho nessuna intenzione di cedere. Un’intenzione che si sta prepotentemente scontrando con la realtà alla quale la malattia mi sta obbligando. Il mio equilibrio è davvero instabile, la mia lassità legamentosa sembra totalmente fuori controllo, ogni articolazione ne è coinvolta e per quanto mi ostini ad ignorare i segni di nuovi no che vogliono imporsi, temo che presto dovrò accettarli. Piegarmi a loro quel tanto che basterà per ritrovare un nuovo equilibrio, un altro, un’altra volta. La verità però è che non sono pronta. Non temo di non esser capace di imporre il mio sì a tutti quei no che suoneranno cattivi, ingiusti, bastardi, so che ne sarò capace, so che saprò rialzarmi e non credo nemmeno che rappresenteranno la fine, solo non voglio sentirmi vulnerabile, non voglio sentire quel freddo che mi assale ogni volta che sono costretta a dire addio ad un altro pezzettino di me. È quel tipo di freddo che non riesci a scaldare, che sembra stringerti in una morsa stressima, che ti incute paura, che ti blocca, ti impedisce di respirare, di pensare. Ed è un freddo che conosco, è il freddo degli addii. L’ho provato così tante volte, e non sempre a causa della malattia, ma quando è la malattia a rivendicare un’altra parte di me è sempre più difficile accettare che vincerà lei. Li perderò, ne ho persi tanti, e non posso sottrarmi a questo destino, ma per una volta, una sola, vorrei poter dire: “Prendi la parte che vuoi, ma fallo in silenzio, di nascosto, senza che io me ne accorga, senza che faccia male. Concedimi di non dover accettare, di non dover sentire la rabbia. Di non perdere, di non sentirmi persa.” Lo so che c’è, lotto ogni giorno, cerco di impedirle di rubarmi altri sogni, è impossibile che io la dimentichi. È ovunque, dentro di me e intorno a me. È in quel boccone che fatico a mandar giù, è nascosta nei tac delle mie articolazioni, nei lividi che ritrovo sulla mia pelle, è la ragione di un dolore che curo con respiri e meditazione, è l’impossibilità di guardare il sole, lacrime che bruciano gli occhi all’improvviso, è in un paio di decoltè che non posso più indossare, ma che non voglio buttare, è tutti i passi che fatico a compiere, che mi ostino a compiere, ma a cui potrei dover rinunciare, è quel ballo che vorrei ma che non posso fare più, è negli occhi della gente, nei loro sguardi, è nascosta in quell’etichetta che il mondo mi ha riservato e che lo stato ancora fatica a riconoscere nella misura che sarebbe mia di diritto. È ovunque, e ci sarà in ogni nuovo inizio e in ogni fine. E un ennessimo inizio è in agguato, che con la malattia non c’entra nulla, uno di quelli importanti, e per quanto imposto, voglio davvero che rappresenti il punto da cui ripartire. Non sono pronta a spiegarlo con le parole ma dentro di me è già tutto chiaro. Dovrò essere forte, coraggiosa, curiosa, dovrò lasciare da parte i dubbi, dovrò stare attenta a non commettere errori. E non sarà facile, nulla sarà immediato, sarà un lungo lunghissimo viaggio ma ho bisogno di credere che ci sia il bene ad attendermi, ed è per questo che non vorrei lottare coi no imposti dalla malattia, per questo vorrei sentirmi forte, fisicamente pronta. Basterà esserlo nell’anima? Basterà il solo cuore? La sola volontà? Basterà il mio voler vivere ed esistere ad ogni costo? Io lo spero, voglio e devo credere che sarò pronta, che sarò all’altezza, che tutto andrà bene! Lo merito! Difficilmente in passato mi sarei concessa anche solo di pensare di meritarlo, molto probabilmente avrei finito con il dirmi: “Se è così, è anche un pò colpa tua.” Si comette l’errore di sottovalutarsi, di non credersi all’altezza, ci si sente colpevoli. Spesso ho lasciato che fosse così, lasciavo ad ogni peso il potere e il diritto di schiacciarmi, sentendomene responsabile. Non era così, non è così. Nella vita a volte paghiamo prezzi che non ci sono dovuti eppure siamo costretti a farlo. E nel farlo non dobbiamo convincerci che è giusto così. Ciascuno di noi dovrebbe imparare a gridare il proprio dolore, dovremmo urlarlo quel “Non è giusto” perchè solo così potremo sentirci liberi di essere, di combattere, di ricominciare. Gridare il dolore dato da una fine, per quanto spaventi, ci renderà più leggeri, più indulgenti, propositivi e persino fieri di noi stessi. Ci permetterà di ricominciare ad esistere, di guardare all’orizzonte capaci di vedere e sentire davvero nostro quel punto dal quale ripartire. Potremo godere della sua luce, traendo da esso tutta la forza necessaria. Ed è in quel punto che io ritrovo il mio credo, in quel punto io vedo il mio futuro. E questo basta, perchè finchè ci sarà un’alba pronta ad illuminare i miei passi niente potrà imperdirmi di rincorrere il mio Sole. Finchè avrò tempo niente potrà impedirmi di esistere! 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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