Invisibili, come sempre.

In un momento di crisi profonda, come questa, ancora una volta, chi pagherà le conseguenze più profonde saremo noi disabili, più o meno gravi.

I disabili, da sempre, sono considerati come cittadini “invisibili” e trattati come le ultime ruote dei carri e finchè non ci sarà una vera integrazione, finchè non verranno sviluppate politiche sociali realmente ad hoc saremo sempre a rischio. E per quanto forti e resilienti non so quanto saremo in grado di difenderci, oltre le nostre mura domestiche.
La tecnologia ci ha permesso di accorciare le distanze sociali, ma non basta. La chiacchera non risolve il problema!

In questo momento storico, dove tutti noi, e per tutti intendo abili e non, siamo stati privati della libertà per la tutela della salute della persona, mi chiedo: “Questo decreto ha pensato alle reali esigenze di una persona disabile?”.

E non sto parlando di me perchè se dovessi restare senza le batterie delle protesi a causa della chiusura dei rifornitori potrei sforzarmi di accettare di tornare nel silenzio per il bene della collettività.

Sono stati fatti diversi appelli, durante quest’emergenza, per non trascurare i disabili, persone invisibili di cui lo Stato si dimentica fin troppo spesso.

Ma mi chiedo come si può dimenticare chi oggi ha la necessità di essere accudito? Come non pensare a quei genitori, che magari stanno anche lavorando, per i quali sarebbe necessario un supporto psicologico e fisico?

Ho letto in rete diverse storie di persone disabili abbandonate a se stesse.
Tutti gli scienziati dicono che i disabili rientrano tra le categorie a rischio. Ma nessun ente fornisce istruzioni su come agire.
Abbandonati a sé stessi, in balia di un qualcosa che non si riesce a definire.

Non tutti gli Istituti Scolastici sono attrezzati per le lezioni online, alcuni non riescono a seguirle, altri hanno bisogno di un insegnante che li assista, anche a distanza.

L’assistenza domiciliare non è come prima, presenta non pochi ostacoli ma nessuno si ferma a riflettere. Non sono persone anche disabili? O sono una categoria a parte?
Ho tante domande, ma nessuna risposta.

In questa maledetta quarantena, ho capito il valore della solitudine.
L’uomo di per sé è solo, lo scrittore Huxley diceva: “Noi viviamo insieme, agiamo e reagiamo gli uni agli altri; ma sempre, in tutte le circostanze, siamo soli.”
Ecco, questa frase rispecchia al meglio questo momento storico.
La solitudine non è un male, è un pregio se si riesce ad apprezzare.
Il silenzio che mi circonda, quando spengo le protesi acustiche, mi regala la mia ritrovata solitudine che durante il giorno, spesso mi manca. La solitudine ti porta a riflettere, ti sbatte in faccia le tue paure, i tuoi bisogni, ti fa capire fin dove puoi spingerti e quando fermarti.
La solitudine ti porta a voler spiccare il volo, ti sprona ad osare, e ti conduce lì dove vuoi che i tuoi pensieri ti portino.
La solitudine però, se gestita male, ti fa entrare in un vortice maledetto che può fare più male che bene. Ecco perché tutti coloro che non hanno la mia fortuna, le persone più deboli, NON devono essere lasciate da sole.

E le risposte a tutte le loro domande, se le meritano. Perché, nei momenti difficili, tirano fuori tutta la forza che nemmeno pensavano di avere e sono in grado di vincere le più grandi battaglie che la vita gli pone davanti. E io queste persone non smetterò mai di ascoltarle, anche in silenzio, perché avrò sempre qualcosa da imparare.

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Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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