Integrazione o pseudo-integrazione?

Ringrazio Mauro Dori per l’amicizia, il sostegno, il coraggio che ogni giorno mi dona e per i consigli che mi ha dato per questo post.

Sono cresciuta in un mondo in cui ero l’unica sorda e tutto il resto udenti. Ho provato ad immaginare come fosse stato conoscere una persona “come me”. Caso volle che ne conobbi davvero tante e confusero la mia mente. Ho iniziato a pensare ai sordi come ad un universo parallelo agli utenti, un universo fatto di varie sfumature costituite dalle varie sordità ma soprattutto dai molteplici modi di pensare. Ho conosciuto sordi che avevano una sola visione del mondo e nessuna voglia di approcciarsi agli altri, ho conosciuto sordi che sembravano aperti nei confronti del prossimo ma che in realtà si sono rivelati peggio dei primi. E infine, ho conosciuto sordi con una grande voglia di vivere, di esplorare, con un grande rispetto per le opinioni altrui. Loro adesso sono dei punti di riferimento nella mia vita e nonostante la distanza, gli impegni, sono sempre là. A qualsiasi ora della giornata. Loro sono le prime persone che ho conosciuto quando mi sono approcciata ad un mondo che conoscevo solo attraverso le mie sfumature e che non avevo mai visto con gli occhi di altri. Loro che erano in un periodo particolare, arrabbiati con la vita, con la voglia di spaccare il mondo sono entrati nella mia vita in punta di piedi senza che io me ne rendessi conto. In comune avevamo due cose: la sordità e l’incazzatura nei confronti della vita, loro per motivi diversi, io per essere così e vivere in un mondo in cui nessuno provava a capirmi. E’ stato tutto così difficile e doloroso perché ho visto in faccia il mio fantasma e mi dicevano “ce l’hai, te lo tieni e impari ad amarlo”. Con il senno di poi, non posso smettere di ringraziarli per l’amore, la gioia, le risate e il coraggio che mi hanno regalato. La forza di un’amicizia, che a distanza di anni, è una roccia e che ha resistito a tutti gli attacchi e le critiche che sono state fatte. Attraverso i loro occhi ho iniziato a pensare ai due mondi, il mondo del silenzio e il mondo dell’armonia dei suoni. Ho pensato quanto fosse davvero possibile il connubio tra loro e credo fermamente che nulla sia impossibile se tutti fossimo solo più sinceri e meno ignoranti. Essere cresciuta in un mondo di udenti, mi ha sempre fatto pensare ad un qualcosa di naturale, come se fosse scontata l’armonia che si crea tra un sordo e un udente. Fino al momento in cui nella mia vita è entrata, per caso, una persona che vedeva gli udenti come dei nemici da sconfiggere. Accecato dalla rabbia di essere nato sordo, non riusciva ad accettarsi e distruggeva tutto ciò che la vita di bello gli donava. E le mie convinzioni hanno iniziato a vacillare. Ho iniziato a pensare che l’integrazione tra sordo-udente fosse impossibile e non riuscivo a spiegarmi come fino a quel momento io fossi riuscita a mantenere il mio equilibrio nel mondo degli udenti. Mi ero convinta di aver vissuto un’illusione, una finzione, in una realtà che mi ero creata solo per non schiantarmi e rimbalzare nel dolore quotidiano.  La scossa è arrivata il giorno in cui ho incontrato colui che adesso è famiglia, fratello, amico, compagno di risate, di dolori. Mi ha aperto gli occhi e  aiutato a farmi capire che tutti abbiamo dei dolori, delle rabbie, della voglia di riscatto e che se siamo nati, o lo siamo diventati dopo, con un problema è perché la vita ha voluto farci un regalo (si, per me è un regalo, ci ho messo anni a capirlo ma tale è). Un regalo da scartare lentamente, da imparare ad amare, da scoprire, da condividere ma soprattutto un incentivo a migliorarci, a rischiare di ascoltare e di non chiuderci nel silenzio, quel silenzio che mi ha fatto tanto male. Le emozioni delle prime volte sono qualcosa che non dimentichi mai e che ogni volta che ci ripensi, quasi ti commuovi. Ascoltare dolcemente, senza giudicare, si può. Anche restando in silenzio.

Se un tempo credevo che la sordità fosse una limitazione, adesso non lo credo più. Io sono la prima ad emarginare il mio stesso universo perché non parlo la LIS, per motivi di logistica e di tempo – è il prossimo obiettivo che mi sono posta da raggiungere -, ma riesco comunque a comunicare anche solo attraverso il silenzio. Se non avessi avuto la forza di volontà di continuare fino allo sfinimento la logopedia (nonostante mi sentissi un po’ umiliata), la fortuna di conoscere gente che ha dato valore alla vita, la sfortuna di conoscere gente che si odiava per avere un problema, io non avrei MAI affrontato il mio fantasma. Adesso è presenza, gioia, dolori, un legame indissolubile che mi ha svegliato dall’oblio e fatto diventare spietata nei confronti di chi non ha rispetto della vita stessa. Non esiste pseudo-integrazione. Esiste l’integrazione, nonostante vi siano barriere da abbattere. Tutto il resto è ignoranza.

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Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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