Inadeguati

Quel senso di inadeguatezza che ti pervade nel momento in cui ti ritrovi in una conversazione tra due persone in una lingua che non comprendi. Ti senti emarginata, fuori dal mondo sociale.
Quel senso di inadeguatezza che un po’ tutti lamentano quando si sentono esclusi da qualcosa perché non sanno farlo, perché non capiscono o perché magari sono cresciuti in un mondo diverso.

Sentirsi sbagliata, inappropriata solo perché cresciuta in un mondo differente rispetto a tanti altri. E da quando, negli ultimi anni, ho iniziato ad approcciarmi al mio “mondo”, questa sensazione spesso non va via.

Ho accettato il fatto che non so parlare un’altra lingua – una in particolare – ma questo non significa che io mi sia arresa nell’impararla. Ci vuole costanza e molta pratica.

Quando subentra quel senso di inadeguatezza, provo a pensare come si sentono gli altri.
A chi non è stato così fortunato come me.
Però, chi è stato meno fortunato, ha mai provato ad immedesimarsi su chi quella lingua non la conosce e si sente estraniato?

La sensazione è quella.
E’ la stessa che prova un sordo segnante quando non comprende un sordo oralista ed è la stessa IDENTICA sensazione che prova un sordo oralista quando non capisce un sordo segnante.
Il senso di emarginazione ed esclusione è lo STESSO.

Quando mi sento fuori luogo, inizio a rintanarmi negli angoli per non essere notata, sfuggo agli sguardi per evitare che la gente mi parli, odio essere etichettata come quella che non conosce la lingua dei segni.

E’ un sentirsi continuamente fuori luogo, in qualunque posto io mi trovi.
Mi sento tra due mondi, senza sapere realmente a quale mondo io appartenga realmente.
Sono divisa tra sordi e udenti e quasi non riesco a definire la mia identità quando mi trovo con alcuni di essi.
So per certo che sono Gloria, al di là di tutto, ma come se mi sentissi al posto giusto solo quando sono con me stessa.

Mi sento un udente a tutti gli effetti quando riesco ad interagire con gli altri senza alcuna remore, senza la paura di sbagliare o di sentire in maniera errata. Iniziano a crollare le mie sicurezze quando gli udenti parlano con la mano davanti la bocca, quando parlano alle mie spalle o iniziano a parlare una lingua diversa da quelle che abitualmente “sento”. Ecco, lì scatta quel senso di inadeguatezza.

Quando sono con i non udenti (anche se non mi piace classificarli così), non lo so.
Non riesco a definirmi perché da un lato mi sento quasi un udente, dall’altro mi sento quasi un’aliena che per caso è atterrata nel pianeta sbagliato.
È un mondo difficile da definire, da comprendere anche da spiegare per chi osserva dall’esterno.
Io certi meccanismi, certe ghettizzazioni non le capisco. Forse perché sono sempre stata educata a non emarginare, ad integrare nonostante io stessa, spesso, mi sia sentita emarginata.

Il concetto dell’esclusione solo perché magari non sai qualcosa, perché sei diversa, perché non parli, perché non cammini, perché sei nero, perché sei cieco, perché sei albino, in qualsiasi mondo, in qualsiasi comunità, NON LO ACCETTO.

Forse, il mio errore è quello di andare comunque per la mia strada, di non soffermarmi troppo sul perché le persone assumono degli atteggiamenti, se ci sono dei trascorsi che possano avere influito negativamente e quindi far uscire un determinato comportamento.

Non mi soffermo perché anche io prima ero così, categorizzavo solo perché diverse da me.
Adesso, come diciamo in Sicilia “unni mi ghiovi, mi sciddica” (mi piove addosso ma allo stesso tempo mi scivola). Però quel mi scivola, non accade quando l’inadeguatezza si impossessa di me.
E allora inizio a pensare, a costruire punti di vista. Il problema, forse, è che io dopo un giorno, due, dimentico. E ricomincio. Molti altri non riescono e quel senso di inadeguatezza li intrappola in qualcosa più grande di loro togliendo quella luce che accompagna ogni essere umano.

Forse, questo è un pregio e un difetto allo stesso tempo.
Stai “male” per un paio di ore ma poi hai la capacità di ricominciare comunque, di mettere da parte quel senso di inadeguatezza per vivere normalmente. Allo stesso tempo affrontarlo una volta per tutte farà si che tu ti metta contro i tuoi “mostri” per vincerli.

E io sono sicura, ce la farò. Arriverà quel giorno in cui quando inciamperò non cadrò a causa di questo senso di inadeguatezza perché non capisco, non sento. Tutto sarà soltanto un brutto ricordo che ti ha aiutato a diventare una persona migliore.

Amo la vita, chiudo gli occhi e vedo tutto ciò che mi fa stare bene.
Amo la vita perché è una sfida continua, e questa forse è una delle sfide più grandi da affrontare ma ho la certezza che questa sensazione, presto, sarà soltanto un ricordo che si rintanerà in un angolo della mia scatola dei ricordi.

Non mi sono arresa a battaglie più grandi, perché dovrei arrendermi a questa? Never give up!

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Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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