Ilaria e il cyberbullismo

“Ilaria: sono vittima di cyberbullismo, ma non rinuncio ai miei sogni.”

Qualche giorno fa su Facebook è apparso lo screenshot di una silloge di offese gratuite, fatta da un anonimo, quindi ancora più vigliacca, indirizzata a una ragazza affetta da osteogenesi imperfetta, una malattia che influisce sulla formazione delle ossa, rendendole particolarmente fragili. 

Ilari:io vittima di cyberbullismo

Nanerottola, con gli occhi del colore del vomito di topo; orrore dai denti marci che fa paura, soprattutto ai bambini; essere inutile che non può far nulla da solo ed  abbisogna di aiuto in tutto. Donna che nessun uomo  “normale” potrebbe mai desiderare. Questi alcuni dei virulenti insulti lanciati ad Ilaria Bidini, questo il nome della “destinataria” di siffatte parole, come commento ad alcuni video pubblicati sul suo canale youtube.

Abbiamo deciso di conoscerla e di farci raccontare la sua storia.

Ilaria quando sono cominciati gli attacchi di bulletti e bullette?

Alle scuole elementari le cose andavano abbastanza bene: avevo diverse amiche, ma alle medie la situazione ha cominciato a peggiorare, soprattutto nell’atteggiamento assunto dalle ragazze. Un bullismo sottile, di quelli che hanno come strumento quello di ignorarti e come effetto quello di isolarti. E’ vero che all’epoca ero un vero maschiaccio ed alle chiacchiere “da donne”, su gossip, trucchi ed abbigliamento, preferivo lunghi discorsi su libri, videogiochi e partite di calcio, ma questo non credo possa giustificare chi tende ad isolarti. Qualche volta io e la mia famiglia abbiamo provato a parlarne con i professori, ma loro, di solito, tendevano a minimizzare, attribuendo determinati atteggiamenti ad un’età complessa come quella dell’adolescenza. E’ la mia di adolescenza allora? Alle superiori la situazione è anche peggiorata. Le ragazze, durante l’ora di educazione fisica, sono arrivate a chiedermi di non spogliarmi assieme a loro.

Insomma ti è stato ribadito, in ogni modo, che non facevi parte del gruppo e non volevano ne facessi parte. Com’è  andata, in seguito, nell’universo del lavoro?

Per sette anni ho lavorato come centralinista in un centro che assisteva, tra gli altri, malati di Parkinson ed Alzheimer. Anche lì fioccavano le frecciate da parte della dirigente. Epiteti come “nanerottola” o frasi del tipo “Ciao topo”. Spesso il mio lavoro veniva cestinato e poi mi si accusava di non far niente. Poi, di fronte ai miei genitori, veniva ribadito che mi si voleva bene ed ero la mascotte del gruppo. Al di là del fatto che non era così, io non amavo essere definita come “una mascotte”. Ero lì per lavorare ed essere trattata alla pari. Un operatore, di solito, si divertiva a prendere a calci la mia sedia a rotelle e, una volta, quando ero con quella elettrica, mi portò nella sala-relax dove si riposavano gli operatori, creò un sorta di trincea con delle sedie e mi lasciò bloccata lì. Ho denunciato la situazione anche ai sindacati, portando come prova alcune registrazioni, ma si è ritenuto non ci fossero gli estremi per una denuncia di mobbing. Dopo 7 anni non ho retto più e sono andata via.

Oggi invece c’è il percorso per laurearti in Scienze della formazione e la lotta contro le barriere architettoniche. Ce ne parli?

Ho tenuto diverse conferenze in alcune scuole medie di Arezzo. Sono stati gli stessi professori e presidi a contattarmi direttamente, vedendo alcuni video sul mio canale youtube. Ho partecipato ai WikiDdays cercando di spiegare ai bambini in maniera divertente, ironica, e “leggera” cosa sia la disabilità. Mi considero un’autodidatta e cerco di “muovermi da sola”. Ravviso un po’ di chiusura da parte delle associazioni, anche se, nel mio piccolo, ho riscontrato alcune significative eccezioni. Penso, ad esempio all’Electra APS Onlus, presso la quale ho svolto il tirocinio e alla Poti Pictures, con la quale ho partecipato ad un cortometraggio, che ha vinto diversi premi e concorsi, per la regia di Daniele Bonarini. Inoltre, ho realizzato alcuni video in collaborazione con il giornalista Saverio Tommasi. Ora direi che sono “in corsa” per la laurea. Mi sento di aggiungere che, a volte, anche il mio rapporto con le altre persone con disabilità è un po’ difficile. Non me lo spiego fino in fondo e me ne spiaccio molto. Forse è perché io non mi considero davvero disabile e mi accorgo delle mie “fragilità” solo quando mi faccio male.

A più riprese tu denunci un’escalation di cyberbullismo. Ci racconti la tua esperienza?

Non sono nuova ad episodi di cyberbullismo. Quando ero registrata sulla chat Ask gli insulti fioccavano: si andava dal riferimento all’inutilità della mia vita all’accusa di aver rovinato l’esistenza dei miei genitori, esortandomi a vergognarmene. Quest’ultimo episodio, che arriva attraverso il mio canale youtube, mi ha fatto molta paura, perché ricco di riferimenti alla mia vita. Non ti nascondo che, quando l’altro giorno sono andata all’università a fare un esame mi guardavo intorno e mi sentivo osservata.

Il tuo/la tua detrattrice sostiene che nessun uomo normale potrebbe desiderarti. Nella tua esperienza è davvero così?

Direi di no, anche se non posso negare l’esistenza, come per tutti, di esperienze negative. Ora sono felicemente fidanzata con Federico. Sia lui che la sua famiglia mi accettano totalmente per quella che sono ed anche nel suo paese regna, in generale, un’atmosfera di accettazione. Certo qualche frecciatina c’è. Qualcuno, quando mi incontra, mi chiede chi cucini e se debba fare tutto Federico. In realtà, non è così: faccio la spesa, aiuto in casa e do una mano a Federico a gestire i suoi canali youtube. Come in tutte le coppie le mansioni si dividono. Anche a livello sessuale oserei definirci un uomo e una donna “normali”. In precedenza, sono stata fidanzata 5 anni e mezzo, ma il rapporto tra me e il mio ex è stato fortemente avversato dai suoi genitori ed alla fine ho capito che neanche lui mi accettava davvero.

E il futuro?

Sicuramente spero di pubblicare il mio secondo libro che parla della mia vita e si intitola Io e la mia normale disabilità. La mia vita come un film. Anticipo solo che la copertina è stata disegnata da un mio caro amico, Riccardo Quercioni, in arte Rique. Un’altra anticipazione è che si divide in due sezioni: una racconta le fasi del mio percorso; l’altra è più introspettiva e raccoglie poesie e riflessioni. Sto pensando di servirmi del self-publishing. Parlo di secondo libro perché ne ho scritto anche un primo Vivi per me, pubblicato attraverso Amazon in formato kindle. Dopo anni di chiusura dentro il “cassetto dei sogni”,  sul desktop del mio pc, Federico mi ha convinto a pubblicarlo. Parla di un amore omosessuale e idealmente dovrebbe essere il “capostipite” di una collana di libri “contro ogni barriera”.

L’OPINIONE DEL SOCIOLOGO

Con Claudio Roberti, sociologo della disabilità, abbiamo cercato di riflettere sul perché, nonostante le tante giornate di sensibilizzazione e di promozione della conoscenza del variegato ed eterogeneo mondo della disabilità, penso ad esempio alla giornata sull’autismo conclusasi da poco, siano ancora così radicati, o forse risultino emotivamente ancora più violenti che in passato fenomeni di questo tipo, nel loro manifestarsi amplificato dagli strumenti offerti  dai social network. In qualche modo, secondo  Roberti le varie giornate di sensibilizzazione sembrerebbero lasciare, purtroppo, il tempo che trovano.

“Esse – sottolinea il sociologo – sono da  intendersi come dei riti ritualizzati seriali (un format) fini a se stessi”. Sempre secondo Roberti benché la Convenzione Onu  sui diritti delle persone con disabilità e la classificazione ICF  abbiano “sancito l’emersione di un nuovo paradigma, finalizzato a superare le classificazioni medicali (malatistiche) e ad affermare un modello di inclusione sociale di tutte le persone con disabilità, di tipo interculturale” si è ancora ben lontani dall’affermazione di tale paradigma che mira a sostituire quello tipico dell’approccio medicalizzato.

In base all’opinione espressa da Roberti il superamento del vecchio paradigma, e quindi una concreta possibilità che si affermi una nuova visione della disabilità e delle stesse persone con disabilità, continuerebbe ad essere ostacolata dall’atavica divisione tra i “portatori di diritti” e i “portatori di interessi” cioè coloro, che per diversi motivi,  incarnano “grandi e recalcitranti interessi utilitaristici a danno delle persone con disabilità”. L’Italia, dunque, in questo percorso verso un cambio di mentalità possibile, sembrerebbe restare miseramente indietro, se non addirittura al palo.

Pubblicato il La Scelta di Essere Io | Taggato , , | 1 risposta
Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

Un commento riguardo “Ilaria e il cyberbullismo

  1. Nemesi

    La gente che si scaglia con offese contro persone che già hanno delle difficoltà, non è sana. Mi fa paura, questa categorie di persone. Io non sono buonista, affatto. Sono per la giustizia e ci credo, ma finché i “civili” non si muoveranno, nulla cambierà. Solo l’ eliminazione fisica dei vigliacchi che vomitano il loro odio da repressi, può portare ad una purificazione della società. Se si vuole, i bastardi si rintracciano…

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