Il punto di partenza

Sono sempre stata una bimba da sogni, alcuni erano illusioni altri erano sbagli. Il mio sguardo e la mia mente si perdevano spesso ad immaginare realtà che sapevo non si sarebbero mai avverate.
Mi ricordo piccola, nascosta dentro l’armadio di casa, l’unico luogo buio e silenzioso con l’odore di vestiti puliti, capace di calmare i miei pensieri tanto quanto bastava per sentirmi finalmente libera di sognare. Crescendo i posti in cui riuscivo a perdermi tra un sogno ed un altro sono cambiati, da grande diventò l’autobus che mi portava da casa a scuola e poi da scuola a casa. Superato il trauma della sveglia alle sei e trenta, queste erano le ore preferite della mia giornata. Sceglievo il sedile dietro la cabina dell’autista per non rischiare di incrociare gli occhi di nessun altro, il mio mp3 invece mi difendeva dai racconti degli anziani, urlati da un lato all’altro del mezzo.
Ero abituata ai cambiamenti, soprattutto a quelli non scelti, per questo credo preferissi i sogni, per avere l’illusione di una reale libertà decisionale rispetto a quello che dovesse cambiare e a ciò che invece dovesse restare sempre uguale.Potevo scegliere e sopratutto potevo sentirmi in diritto di farlo. 

La malattia ha fatto sì che io rivedessi l’importanza del dire e dell’agire. L’importanza dell’essere indipendenti, di potersi ritagliare una spazio dove il niente riesce a diventare tutto. Uno spazio dove la mia me, rinchiusa in un corpo che spesso non la capisce e che sempre non la rappresenta, riesce ad essere. 
Così l’importanza dei miei sogni ad occhi aperti, o chiusi, è cambiata e cresciuta. Lasciarmi vivere in modo da vivere qualcosa che il mio corpo non mi permette più di fare, e trovare poi una valida alternativa per sentire le stesse sensazioni ed emozioni, è diventata una delle cose essenziali. 

Barcollavo, e barcollo, tra quello che sono e quello che vorrei essere. Temevo, e ogni tanto ancora temo, la possibilità e la certezza di non essere sufficiente per gli altri. Non credo di bastare ed inevitabilmente finisco per non bastarmi. Sono in grado di diventare una sorta di riflesso di me stessa, odori e sapori già conosciuti, monotoni e inconcludenti. Sono così e probabilmente lo sarò sempre, avrò sempre un motivo per cui guardarmi allo specchio e ripetermi che la prossima volta dovrò fare meglio, o rimproverarmi di non aver ancora imparato. Riderò sempre di me pensando al perchè sia stato necessario lo scoppio della malattia per scoppiare. Riderò pensando a come sia possibile odiarsi e amarsi allo stesso tempo, voler scomparire e voler esistere nel medesimo istante. Una lotta improvvisa fatta di voci che si sovrastano l’un l’altra. Una corsa dove la voglia di ritrovarsi supera il bisogno di perdersi. 

Non cerco più nascondigli, non sogno per evadere e fuggire da una realtà che non sopporto, tanto dopo farebbe solo più male. I miei sogni non sono più scappatoie, sono invece raffiche di vento, scosse e terremoti. Il mio addome diventa l’epicentro di onde emozionali che si diramano per tutto il corpo fino a raggiungere la testa e le punte delle dita.
E’ il bisogno di esistere che mi afferra e non mi lascia andare.
 
E’ il bisogno di essere ma non per gli altri, ma per se stessi. Non c’è nessuna forma di altruismo in tutto questo, e non può essere altrimenti se non vuoi rischiare che la stessa essenza dell’altruismo si perda. Perchè anche se costa fatica comprendere, non può esistere “l’altro” se non c’è un “noi” da cui partire.  Vuoi essere solo per te, come se non ci fosse nient’altro, nessuna possibilità e nessuna scelta. Vuoi essere solo per te perchè sai di essere la soluzione a tutto, e vuoi riconoscerti come tale. Vuoi amare ogni centimetro di te, vuoi amare anche quello che temi gli altri non possano essere in grado di amare.
Diventi il tuo bisogno, il bisogno di amare le punte dei tuoi piedi che non si alzano, il collo debole e le mani tremanti. Vuoi riuscire ad amarti totalmente fino a zittire le paure e le urla del tuo corpo ingiustamente sfinito. Vuoi amarti non per rispondere all’amore e all’accettazione di altri, ma vuoi amarti di un amore e di un’accettazione rimandati indietro da chi è stato colpito da quello stesso amore e da quella stessa accettazione che provi per te e che fanno ormai profondamente parte di te. Vuoi amarti per diventare ed essere per sempre il punto di partenza di ogni cosa possibile.  

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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