Il Muro

Ho detto no. Ho detto no ad essere altro da me stessa. Ho detto no al dolore di quello che ho irrimediabilmente perso. Ho detto no alla resa che con prepotenza ha provato ad imporsi. Ho risposto sì. Ho risposto sì a domande silenziose. Ho risposto sì accogliendo un nuovo sentimento. Ho risposto sì a questa mia vita che torna a chiedermi senza sconti. Faccia al muro e due grandi mani a spingermi contro. Nessuna via d’uscita se non decidere di voltare il mio viso quel tanto che basta per respirare e allargare le spalle per proteggere il mio cuore.

E così faccia al muro mi fermo e rifletto. Vedo scorrere immagini, sento montarmi dentro sentimenti contrastanti. Rivedo me stessa china su un dolore che non avrà mai fine. Un corpo coperto di ferite che non smetteranno mai di sanguinare. Mi guardo piangere perchè quel troppo è diventato troppo perfino per me. Risento la paura, la terrificante sensazione di ciò che nemmeno la volontà riuscirà a contrastare. Risento il freddo, i brividi che hanno scosso la mia schiena e la morsa che ha stretto il mio stomaco. E ancora risento l’eco sordo di pensieri ai quali non riesco a sottrarmi. Riuscirò a farcela? Accetterò il male? Supererò il dolore di un bisturi che taglierà la mia pelle? Farò mio un corpo estraneo? Mi sentirò a mio agio a mostrarlo o sarà motivo di vergogna? E ancora, perchè tutto questo? Perchè non sembra esserci una possibilità di tregua per me?

Non dovrei permettere a me stessa di pensare a tutto questo, o forse sì? Forse è giusto, forse sono pensieri normali, sani, umani. La verità è che non sono due mani a spingermi e schiacciarmi faccia al muro, ma bensì il peso di una corazza che a volte pesa troppo, che vorrei poter lasciar cadere perchè, a volte, di essere forti ci si stanca e si vorrebbe solo restare fermi. Ed io ammetto che, a volte, vorrei dimenticare ciò che tutti si aspettano senza sentirmi colpevole, debole, mancante. Basta poco per ricevere l’ennesima etichetta, basta nulla affinchè chi ti circonda pensi che vuoi mollare, che non vuoi vivere. Ma non c’è niente di più sbagliato, di più cattivo da credere e da dire. Se solo si fosse disposti davvero a considerare anche ciò che non ci appartiene, se per un attimo ci si sforzasse di mettersi nei panni di chi è malato, senza pietismi, ma prendendo davvero tutto il peso che la malattia ti obbliga a sopportare, si capirebbe quanto sia difficile combattere ogni giorno con mostri che distruggono il tuo corpo, o fare i conti con gesti che senti come mortificazioni, nella costante certezza che nulla potrà mai cambiare, se non in peggio. Si capirebbe poi che quel peggio, che a volte sembra lontano, può arrivare all’improvviso cogliendo spesso impreparati e che non hai tempo o modo per accettarlo ma devi affrontarlo, devi sopportarlo. Devi, devi, devi e basta. Non sarà un incubo dal quale potersi svegliare, nè uno scherzo di pessimo gusto. Sarà vita vera. È vita vera per me, la mia vita! E sì, la amo, lotto per proteggerla, per darle dignità, per investirla di un senso che ai più sfugge, ma nessuno potrà mai capire lo sforzo immane, la lotta intestina contro tutto i limiti che la malattia mi impone. Le rinunce, i compromessi, i patti silenziosi e fragili per ogni tregua che per quanto intrisa di felicità, per quanto perfetta dividerà il suo spazio con il dolore di un corpo stanco, ferito, spossato, bruciante di febbre. Basta un attimo perchè quel labile equilibrio si spezzi ed è ciò che è accaduto. E no, non ero pronta ma eccomi ancora qui a distanza di mesi decisa a combattere, convinta a non cedere nemmeno di un millimetro. Eccomi qui faccia al muro, costretta a dire un sì che non avrei voluto pronunciare, convinta a firmare il consenso a ciò che segnerà un nuovo capitolo, che lascerà un segno questa volta visibile, ed uno più profondo dentro di me. Volto appena la faccia, prendo un respiro e allargo le spalle. Nessun muro sarà mai troppo alto se dall’altra parte troverò la vita ed io so che la troverò lì, dall’altra parte, ad attendermi. E difronte a lei non dovrò più proteggermi ma solo lasciarmi avvolgere dal suo abbraccio e Viverla. 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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