Il festival dell’incoerenza

L’ultimo eroe, forse il vincitore del festival dell’ipocrisia, perché sulla disabilità se ne continuano a sentire tante, forse troppe. Beppe Grillo, domenica, durante uno dei suoi comizi, se ne è uscito così: “Siamo pieni di malattie nevrotiche, siamo pieni di autismi. L’autismo è la malattia del secolo, signori, e l’autismo non lo riconosci. Per esempio, la sindrome di Asperger: c’è pieno di questi filosofi in televisione che hanno la sindrome di Asperger che è quella sindrome di quelli che parlano in un modo e non capiscono che l’altro non sta capendo e vanno avanti e magari fanno esempi che non c’entrano un c… con quello che stanno dicendo, hanno quel tono sempre uguale”.

Un’offesa gratuita, una coltellata alle famiglie che cullano la specialità di questi ragazzi, che credono in loro, che riescono ad esaltare piccole grandi peculiarità.  Ma facciamo un po’ di chiarezza. L’autismo, secondo la definizione della comunità scientifica internazionale, è una forma di disabilità e disturbo pervasivo dello sviluppo, una condizione che colpisce la funzionalità del cervello. La sindrome di Asperger è considerata un disturbo pervasivo dello sviluppo, imparentato con l’autismo, che tuttavia non presenta compromissione dell’intelligenza, della comprensione e dell’autonomia, a differenza delle altre patologie classificate in questo gruppo.

Non chiedo tanto, solo che un comico faccia il comico, o anche il politico (che poi a volte è un sinonimo). Basta informarsi un po’, magari fare un giretto per le tante associazioni che combattono ogni giorno per garantire il riconoscimento dei diritti dei ragazzi autistici, un balzo in un ospedale, una capatina in una famiglia che non ci pensa proprio a gettare la spugna. Ma la frase di Grillo non deve stupire, indignare sì, anzi direi proprio fare schifo. Non siamo stupiti perché lo Stato poco ne sa dell’autismo, lo francobolla come malattia, un controllo ogni tanto e il paziente è sistemato, confinato in un angolo, il resto al buon cuore della famiglie, alla forza d’animo ed economica di grandi eroi del quotidiano. L’autismo è un mondo ricco di colori e sfaccettature, un contenitore di sensibilità difficile da scardinare.  Chi non è pronto, o semplicemente vuole rimanere ignorante sul tema, non ne può conoscere le connotazioni.

Alle sciocchezze di Beppe Grillo hanno risposto piccati politici e gente comune, indignazione massima, difesa assoluta degli autistici e dopo due giorni tutti si sono dimenticati cosa è l’autismo. Siamo ipocriti, c’è poco da fare, ci ricordiamo della disabilità solo davanti a fatti eclatanti, davanti ad una dichiarazione disgustosa, ad una discriminazione palese, ad un urlo di dolore. Tuttavia ci sono gli altri 350 giorni dell’anno, ci sono grandi battaglie da condurre, ci sono gli impegni e gli sforzi quotidiani, la lotta contro una burocrazia insensibile, la lotta per il riconoscimento della propria unicità. Nell’ autismo c’è tanta, forse troppa sensibilità per un’umanità che si volta costantemente dall’altra parte. Nella disabilità c’è un mondo che non siamo in grado di sostenere. Saremmo forse più coerenti nell’essere indifferenti tutto l’anno e a non gonfiarci il petto ogni tanto rivendicando più diritti per tutti. Siamo un genere contraddittorio, dove ogni tanto vola qualche mosca bianca. Quest’ultima c’è tutto l’anno, nella buona e nella cattiva sorte, coerente e a fianco di chi ha bisogno ma non si permette mai di parlare di autismo o di qualsiasi altra disabilità emettendo un giudizio, osserva e agisce, punto.

Che ne deve capire Grillo o chi per lui!  

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