Il diritto ad amarsi e ad amare

Sono sempre stata un’adolescente atipica. Durante l’intervallo alle superiori, spesso me ne rimanevo in aula a leggere o ripassare. Oppure, “fuori scuola”, come si diceva in gergo, a volte mi avvicinavo al gruppetto delle ragazze della mia classe per “aggregarmi”, per sentirmi parte del gruppo,  anche se la mia mente volava lontana, verso le parole di Platone o i romanzi di Svevo. Ed ero atipica, forse, anche nell’idea dell’amore. Non che l’amore lo vedessi come qualcosa che non esiste. Non ero una “contestataria” a tutti i  costi…. una nichilista. Il simposio di Platone mi avrebbe poi fatto un certo effetto, con il mito della mela e delle due metà separate dall’invidia degli dei, che si cercano per sempre, per ricomporsi ed a volte, pur di rimanere abbracciati stretti, finiscono per morire di fame. Solo che, già a sedici anni, mentre alcune coetanee pensavano all’amore eterno, o al contrario ad un amore che dura un’estate, intenso e bruciante, io avevo maturato  l’idea che l’amore fosse una fortuna non destinata a colpire con il suo dardo tutti. Così, speravo che la fortuna di vivere quell’esperienza, foriera di tante consapevolezze su me stessa, toccasse anche a me, fosse anche un’unica volta, per poter serbarne il ricordo tutta la vita e poter dirmi (e dire.. forse) è capitato anche a me…. sono come tutti….

 Forse già allora, anche se in maniera ancora confusa ed incompleta, si affacciava in me l’idea che a volte le esperienze che riusciamo a (che ci è concesso?) fare non dipendono solo dal nostro impeto, dall’impegno che ci mettiamo e da quanto ci crediamo, da quello che abbiamo dentro, ma anche e soprattutto, in certi frangenti, da quello che gli altri vedono, da ciò che hanno il coraggio, o al contrario la paura, di vedere e di conseguenza di vivere in concreto. L’idea che ognuno di noi debba necessariamente fare i conti con uno specchio, creato da quello che gli altri hanno nella testa e che, poi, la testa trasmette agli occhi. E’ che spesso ciò che tutti noi abbiamo nella testa (e nel cuore) dipende da quello che il posto dove viviamo (qualcuno la chiama società) ci ha trasmesso ed insegnato. Ciò che la società ha voluto che per noi fosse desiderabile, degno di nota… in una parola, giusto… non solo per noi stessi ma un po’ per tutti coloro che quella società accetta e ritiene essere individui giusti messi nel posto giusto. E va be’ mi dicevo, forse inconsciamente, in amore (e nel desiderio) non si possono fare i conti senza l’oste, cioè senza ciò che desidera l’eventuale partner. Ma, dato che credo in me e nelle mie capacità, lavorerò e  mi confronterò quotidianamente con i miei alunni (volevo fare l’insegnante…. eh già) e li aiuterò a crescere nella consapevolezza di sé e dell’importanza del confronto.

Crescendo, mentre l’adolescenza passava all’età adulta, ho dovuto fare i conti con realtà a volte dure… e con tanti… troppi diritti negati. Negati, ormai, ad una platea sempre ampia: il diritto al lavoro, il diritto allo studio, uno studio che sia vera palestra di conoscenza, di acquisizione di competenze e di vita, ed anche con la negazione del diritto all’amore. Non all’amore romantico, ma a quell’amore che significa avere modo di sapere chi sei e chi vuoi diventare, che vuol dire parità di opportunità e dignità di vita, che implica rispetto, inteso come voglia di conoscere ed entrare in relazione davvero con l’altro da sé, anche con chi all’inizio, per un aspetto un po”storto” può lasciarci perplessi… può “impressionarci”. Quell’amore che non ha paura di confrontarsi con la fragilità, con il dolore e la sofferenza quotidiane, “marchi di fabbrica” di condizioni difficili e non volute, ma che  tanti affrontano comunque con coraggio.
Non lo so se questa negazione “del diritto a questo tipo di amore”, che poi si traduce nella possibilità di amare la vita, sia “normale”, giusta e se io a parti invertite, farei le stesse scelte di chi guarda con occhi spesso troppo “offuscati”. So però, come mi ha detto una cara e saggia amica che “la paura è bugiarda” e che a volte, a costo di farsi male e di cozzare contro muri di gomma e d’indifferenza, bisogna avere il coraggio di provare ad amarsi… nonostante tutto… guadagnando con fiducia il diritto… ad amare.

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Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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