Gatta Cenerentola

Gatta Cenerentola. Una parabola noir che si muove tra la lotta per esistere e rendersi indipendenti e l’affermazione di un principio di legittima diversità.

La Gatta Cenerentola è un racconto tratto da Lo Cunto de Li cunti di Giambattista Basile, divenuta, nel 1976, un’opera teatrale grazie a Roberto De Simone.
Nel 2017 arriva la versione di Alessandro Rak e del suo team partenopeo, che conserva tutta la forza del racconto originale ed ha in più il merito di attualizzarlo, in continuità con gli archetipi presenti e con nuovi elementi di riflessione, compreso quello sulla diversità

BREVE EXCURSUS
La versione originale italiana è quella di Basile, poi portata in teatro da De Simone, ma essendo fondamentalmente una storia piena di archetipi si ritrova, con la stessa struttura, ma con alcune varianti, per esempio nella versione egiziana a rubare la scarpa, che in questo caso è un sandalo d’oro, ed a portarla al faraone, è un’aquila, in varie culture ed a varie latitudini.
Le varie versioni italiane sono già di per sé ricche di elementi noir, piuttosto macabri. Innanzitutto la storia inizia con un omicidio da parte di Cenerentola della prima matrigna-megera, sobillata e manipolata dalla propria sarta, che aspira a prenderne il posto in quanto legittima consorte del di lei padre. Sarta apparentemente buona e comprensiva che, però, una volta ottenuto il suo scopo, si rivela ben peggiore della prima, in quanto a vessazioni ed angherie. Come si dice “Il potere logora chi non ce l’ha”, mentre spinge gli altri ad una corsa sfrenata, senza esclusione di colpi. Insomma meglio avere strettamente saldo il potere che avere un sano rapporto coniugale, espresso in ogni ambito, fisico e metafisico.
In tutte le versioni, esclusa quella più soft di Perrault e della Disney, le sorelle finiscono male: con i piedi amputati, nel tentativo di infilare la scarpetta, fingendosi le prescelte, o con gli occhi cavati dagli uccellini dell’albero magico, per punirle della loro cattiveria ed avidità.

CENERENTOLA E’ LA VERA PRESCELTA
Quando il principe si mette alla ricerca della sua anima gemella, con uno strumento, che sia scarpetta di pelliccia pregiata, pianella, sandalo d’oro, o scarpetta di cristallo, ha bisogno di riconoscerla. Il piede di Cenerentola calza a pennello, sia che la scarpetta sia morbida e modellabile sia che sia di rigido cristallo. Secondo Bruno Bettelheim la capacità di Cenerentola di calzare senza sforzo la scarpetta simbolo, secondo alcune teorie, dell’amplesso, quale momento di unione di un elemento maschile e femminile, concepiti come complementari, rappresenterebbe la consacrazione di quest’ultima come aggraziata e davvero femminile, al contrario delle sorelle rozze sia fuori che dentro e, quindi, del tutto inadatte ad essere scelte ed a regnare. Ma c’è di più: secondo Bettelheim per passare ad una nuova fase della vita, quella adulta, Cenerentola deve compiere un processo di presa di consapevolezza di sé, di strutturazione della propria identità e di “individuazione”. Per questo la figura maschile paterna è fondamentalmente assente (verrà poi incarnata dal principe) e quella della madre diventa matrigna che la mette costantemente alla prova. Infatti, senza questo sostanziale distacco ed allontanamento la fanciulla non riuscirebbe mai a crescere. Non è così, infatti, per le sorelle/sorellastre, i cui passi (amputazione compresa) sono guidati e decisi dall’alto, dalla madre e che, non sviluppando un loro processo di crescita autonoma, andranno inesorabilmente incontro ad un destino di fallimento.

LA FAVOLA DI RAK
Nella favola moderna di Rak ritroviamo tutti gli elementi archetipici e quelli noir. Vi è l’usurpazione: sia perché Vittorio Basile, uomo colto e perbene, viene ucciso a tradimento, privando la città del suo legittimo “regnante”, apportatore di una nuova era di sviluppo e di rigoglio, attraverso gli strumenti della scienza e della tecnologia. Sia perché Cenerentola, chiamata dispregiativamente “la gatta” (‘a iatta), viene privata del suo diritto di successione e declassata a serva, costretta a cancellare le tracce dei gesti turpi di matrigna e sorelle.
Vittima di un mondo che non la vede davvero, non la ascolta e non la riconosce, e che non è da lei riconosciuto, la bimba, poi divenuta adolescente, sceglie di smettere di parlare e di osservare quel mondo nascostamente, spiandolo e cercando così di carpirne la vera natura (così come nascostamente si allena a scrivere, per riappropriarsi di alcuni strumenti di espressione il cui accesso le è stato negato).

IL RAPPORTO CON IL POTERE
Il sociologo Max Weber è ricordato per la sua analisi della natura del potere e specularmente dell’obbedienza .
Il potere legittimo qui è violato ed usurpato da o’ Re, che se da una parte esprime la potenza, cioè la supremazia frutto dell’esercizio di una violenza indiscriminata e arbitraria, dall’altra cerca di strappare brandelli e consensi al territorio del potere legittimo, per ripulirsi faccia e coscienza e allungare le mani per ghermire definitivamente la città.
La città di Napoli è qui rappresentata come un universo distopico, anti-utopico, in perenne decomposizione, tra soprusi perpetrati, scempi edilizi, cumuli di immondizia e miasmi alla diossina, molto lontana dalla città-comunità, retta da fratellanza giurata, di cui parla ancora Weber .
Se o’ Re è riuscito a succedere illegittimamente al vero regnante, Vittorio Basile, incarnazione del potere legittimo, di quel potere legale di cui parla Weber, uomo perbene, che viene rispettato grazie alla cultura di cui è rappresentante, al futuro di pace e rigoglio che vuole regalare alla città, ed alla dura gavetta che l’ha portato ad essere quello che è, ora vuole avere un riconoscimento più forte, facendo il classico salto di qualità. Vuole che il suo potere venga “legittimato”. E tenta di ottenere questa legittimazione sia corteggiando il potere tradizionale e quindi presentandosi come il degno erede, quasi l’erede designato, di Don Vittorio (di cui è, invece, l’assassino), sia facendo appello a quello carismatico, lusingando le masse, quelle masse ridanciane, dal “ventre molle”, così pronte a cedere alle blandizie, di cui parla Gennaro Carillo nella sua Frenesia di scimie, in cui richiama Gadda, Pavese ed i pericoli dei totalitarismi. Un imbonitore-cabarettista che sbeffeggia la città, suo ostaggio inerme, e le stesse masse, pronte ad abboccare alla sua esca sia per ingenuità e scarso spirito critico sia per il miraggio dell’ottenimento di un facile vantaggio.

LA CRESCITA DEFINITIVA E L’AFFRANCAMENTO
Cenerentola completa il suo percorso di crescita quando incontra qualcuno in grado di rispecchiarsi e di riconoscersi in lei, qualcuno davvero interessato al suo destino. Ma sarà , poi solo lei a prendere in mano le briglie della sua vita per dirigerla dove vuole, affrancandosi dalle lusinghe ingannevoli del potere corrotto (rappresentato dalla finta scarpa di cristallo, che si rivela veicolo di morte attraverso il tempo, che scaglia lontano da sé, mandandola in frantumi) e regolando e chiudendo i conti con il passato. E’ ormai pronta a diventare la gatta , con spirito fiero ed indipendente, capace di dialogare e di prendersi cura anche del suo lato oscuro e ad essere cerniera tra il mondo dei vivi e quello di una spiritualità “altra”, onde realizzare il cambiamento necessario a connettersi con l’universo nella sua interezza. Lei stessa incarnerà, in tal senso, il sogno del padre: quello di creare un luogo che sappia trattenere i ricordi, l’anima stessa delle persone, osservandoli, analizzandoli e restituendoli al momento giusto. E’ a questo punto che la matrigna, in competizione con lei, dopo aver tentato di ucciderla, ridiventa madre, riconoscendo i suoi errori, pentendosi di non aver saputo fare scelte diverse, improntate all’amore ed alla saggezza, ed offrendo alla ragazza una via di fuga e di futuro lontani da lì, a patto che ella restituisca la libertà anche al merlo dono di nozze del padre, in una sorta di pacificazione con un passato ormai irrimediabilmente perduto.

IL RAPPORTO CON LE SORELLASTRE E CON L’ALTERITA’
In questa versione della favola troviamo due sorellastre che in qualche modo incarnano due rappresentazioni della diversità e della marginalità: una, infatti, è lievemente obesa, tale da risultare quasi fuori luogo strizzata in un costumino aderente ed ha , in più, un lieve difetto di pronuncia. L’altro/a è un transessuale, un femminiello, che però conserva la barba, che parrebbe essere simbolo della perpetuazione di un’ottica machista e patriarcale. Un’identità scissa e pericolosamente in bilico, cui non vengono risparmiate frecciate e crudeli prese in giro. Ben lungi dall’essere solidale ed empatico con la sorellastra, a sua volta considerata diversa, marginale e marginalizzata, trattata come una ritardata con problemi psichici, questo duo agisce, invece, una profonda violenza nei confronti di quest’ultima. E’ la lotta per la sopravvivenza di cui parla Darwin, che qui diviene darwinismo sociale: si ci scontra non solo per garantirsi la conservazione in vita fisica, ma anche e soprattutto quella sociale, eliminando il più debole, che al contempo costituisce un indigesto elemento di disturbo, e guadagnandosi, parallelamente, un posto legittimo, il riscatto dalla propria diversità/subalternità e il riconoscimento della propria appartenenza al gruppo familiare e sociale. Un gruppo di per sé deviante, avverso al potere legale, che ha bisogno di ricorrere alla forza illegittima per continuare ad esistere, ma che, alla fine, è destinato a soccombere. 

Breve bibliografia e sitigrafia di riferimento

Bettelheim Bruno, Il mondo incantato: Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Feltrinelli, Milano, 2013.

De Rosa Laura (2016), Simbologia del gatto: significato, storia e qualche curiosità, in  https://www.eticamente.net/50301/simbologia-del-gatto-significato-storia-e-qualche-curiosita.html?cn-reloaded=1

Dilcher Gerhard (2015),  La città di Weber. Tra storiografia e globalizzazione pp. 279-293, in SCIENZA & POLITICA, vol. XXVII, no. 53.

Gandi Charlotte, L’enigmatico mistero della scarpetta di Cenerentola, in http://www.loppure.it/lenigmatico-mistero-della-scarpetta-di-cenerentola/.

Monopoli Luca,  L’origine terrificante delle fiabe che conosciamo, in  https://www.abebooks.it/libri/origine-terrificante-fiabe/

 Weber Max, Economia e società, vol. 1, Donzelli, Roma, 2005.

 

 

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Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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