Futuro

Non ho mai fatto mistero della mia condizione. Cosa dovrei nascondere poi? O dovrei forse dire perchè mai dovrei nascondermi? Intendiamoci, sono un libro aperto. Schietta, spontanea, sincera da fare schifo, nel bene e nel male. Non dico mezze verità, per quanto crude possano sembrare e per quanto il loro peso sembri insostenibile. L’essere sincera, questa mia apertura al mondo, non presuppone però un decalogo attento e puntuale del mio vivere. Il fardello, la croce, chiamatela come volete, è mia. E capita, molto più spesso di quanto vorrei, che la cui sopra si impossessi di intere mie settimane. Giorni e giorni trascorsi appesa ad un finto equilibrio, fatto di mattine trascorse al telefono con chi ha deciso di schierarsi al mio fianco in questo assurdo complesso cammino, offrendomi una cura fatta molto spesso di parole e conforto, di tentativi tanto più testardi dei limiti stessi. E se al giorno si associa quel ritmo frenetico di ricerca, di comprensione, è la notte ad intrappolarmi in una sorta di immobilismo. Sono notti insonni le mie, ore e ore trascorse in attesa di una tregua, che molte volte non arriva, lasciandomi stanca e stremata ancor prima che sia fatta alba.

Giorni, settimane, e questo giro, MESI. Un periodo in cui un semplice “Come stai?” arriva a lacerarmi l’anima, perchè è spasmodico il desiderio di rispondere: “BENE. Oggi sto bene.” Ed invece combatto respiro dopo respiro con l’ennesima fitta, l’ennesimo dolore. Ma tutto questo, tutta la mia rabbia non la do a vedere, perchè svanisce in fretta. La sento dissolversi, scivolare via. Ho capito quanto mi imbruttiva, quanto appesantiva un tutto che è già pesante, insostenibile. Ho imparato presto a trasformarla, ed è da lei che genero la forza per alzarmi, ed è sempre lei a spingermi a dire che domani è un altro giorno, ma sopratutto a crederci. Ci credo davvero, nonostante abbia trascorso la notte attaccata a una bustina di carta con la speranza di respirare un pò meglio, perchè no, non voglio bucarmi, non la voglio cercare una vena, non voglio chiamarla quell’ambulanza. Ma non basta crederci, devi anche imparare a cavartela! E per cavartela devi prima imparare ad essere Forte. Nessuno mi ha mai spiegato come fare perchè nessuno potrà mai sentire ciò che sento io. Avrei potuto trasformare tutto questo in risentimento, in invidia ed invece ho scelto di godere di questo “vantaggio”, di sfruttarlo al massimo. Io conosco, io sola ho consapevolezza, e solamente io posso imparare a combattere una guerra che tenta in ogni modo di annientarmi. Vivo e prendo a calci in culo la mia malattia. È la mia lotta! E credetemi non ho nessun super potere, ma ho una dignità, e a lei sono fedele. E no! Non sono nevrotica, non sono depressa, non la voglio un’altra vita. Io AMO la mia vita. Sono Malata, ma so ridere, e mi manca la mia vita di prima, perchè non dovrei dirlo. Lo dico .. mi manca fottutamente, a chi non mancherebbe? Ma oggi il suono dei miei passi è un altro, il ritmo del mio esistere ha cambiato il suo tempo ma credo ancora in un futuro. Ci credo e lo aspetto anche se non raggiungerò la meta su splendide decoltè con il tacco, anche se il desiderio di diventare madre un giorno è sempre più lontano, e anche se a volte il timore di non camminare più un giorno mi toglie il fiato.

Io credo nel mio futuro e credo ancora di più nel mio presente. Ho deciso di attaccarmi al senso di un qui e ora fatto molto spesso di sole parole, pagine bianche a cui ogni giorno affido il senso più intimo e vero del mio esistere. E per quanto difficile sembri, per quanto a volte ciò che perdo sia più di quanto riesca a tenermi stretta, ho giurato a me stessa di non lasciare mai il timone perchè non smetterò mai di aspettare il giorno in cui saprò che ogni più piccolo tassello del mio esistere, in un modo o nell’altro, sarà al suo posto, ed io mi sentirò, in un modo o nell’altro, completa. 

 
“..Il futuro è di chi se lo prende, 
oggi ho messo un bel paio di scarpe
e sono andato incontro al mio presente.” Universo

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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