Frida Khalo: la donna oltre l’artista, tra amore e dolore.

Fino al 3 giugno 2018, lo spazio espositivo Mudec, il Museo della cultura, di Milano, ospita la mostra Frida, oltre il mito. Un momento espositivo, ma anche un viaggio tra parole, foto e materiale audiovisuale, volto a cercare di far scoprire e riscoprire la donna dietro l’artista. La vicenda umana e sociale di Frida Khalo, legata alla disabilità ed ai tormenti che agitavano il suo cuore e squassavano il suo corpo ha troppo spesso oscurato la sua arte, il suo talento e la valenza pittorica di un’opera immediata nella percezione e nell’impatto emotivo, ma parimenti complessa e passibile di una chiave di lettura ed interpretativa “a strati”, poliedrica, multiforme ed, a tratti, contraddittoria. Nell’opera di Frida Khalo, infatti, si mescolano impegno e “furore” politico, che diviene denuncia sociale attraverso l’esposizione del corpo, un corpo che diventa sinonimo di un corpo collettivo deturpato e privato delle sue legittime difese, di quella necessaria intimità su cui si fonda il sentimento identitario. Un corpo individuale, ed insieme sociale, che, nel caso di Frida, mostra tutti i suoi graffi e le ferite.

 
In un quadro, dedicato alla sua colonna rotta (a causa di un incidente dalle conseguenze invalidanti dovuto allo scontro tra un autobus ed un tram, quando l’artista aveva appena 18 anni), l’artista rappresenta se stessa con il petto squarciato ed attraversato da un sostegno metallico. La cassa toracica ingabbiata in un busto ortopedico, simile ad uno strumento di tortura, ed il corpo trafitto da innumerevoli chiodi.
La tristezza pervade diversi quadri. Tristezza  per la sua condizione fisica, che la limita sia dall’inizio della sua vita peggiorando progressivamente e portandola sino all’amputazione di una gamba. La solitudine che la accompagna dagli inizi della sua esistenza, condannandola a rimanere a letto, ritorna circolarmente  in una fase più tarda, caratterizzata da isolamento  incupimento e disillusione. Sentimenti che si riversano nei suoi quadri, che assumono toni scuri, privi di speranza.
Without hope è, infatti, il nome di un quadro in cui Frida si rappresenta bloccata a letto, smunta, emaciata e triste. Alimentata forzosamente con carne e frattaglie attraverso un imbuto gigante, dietro ordine del suo medico, che le aveva prescritto una dieta ricostituente.
A capeggiare tra le frattaglie un teschio, uno dei segni caratteristici della pittura di Frida, dove trova spazio il culto delle divinità preispaniche e precolombiane.
Quelle stesse divinità, come ad esempio la madre terra, co-protagoniste dei suoi quadri, dalle quali Frida cerca conforto, alle cui braccia protettive si affida ed al cui seno, dal latte rigenerante, si abbevera.
Frida, invece, spesso rappresenta il suo seno stillante gocce di sangue di un roso vivo. Il sangue che esce dalle sue ferite per molteplici motivi: dalla forzata immobilità alla maternità negata, passando per i tanti, troppi tradimenti di Rivera. 
Rivera piantato come un chiodo al centro del suo cuore e della sua mente, che si insinua nei suoi pensieri e li avvolge, a tratti li soffoca, al pari delle piante rampicanti e degli avvolgenti pizzi e merletti che ella rappresenta in alcuni suoi dipinti. Pizzi e merletti stringenti, a mo’ di sudario.                       
Un tormento pari a quello inflitto a Frida da busti, protesi e stampelle, che vengono ritratti in alcune foto, scattate in uno dei luoghi per lei più intimi: la sala da bagno. Una piccola mostra nella mostra, che chiude il viaggio dentro e fuori il mondo artistico, reale ed onirico insieme, di una grande protagonista dei suoi tempi.

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Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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