Febbre

Quando bevo troppo, l’alcool mi ruba i sogni. Spezza il sonno, lo disintegra, ne posso solo assaggiare un boccone e poi sbarro gli occhi al soffitto. Non dovrei neanche bere perché i farmaci mi consumano il fegato ma è il mio atto autolesionista e allora non mi freno perché sono assetata di una vita che non potrei avere.

Ho la febbre, sono febbricitante di pensieri e sono febbricitante di sensazioni.
Ho la febbre e basta perché il farmaco qualche sera mi provoca questo effetto collaterale che prevengo con la tachipirina. Ma la tachipirina non l’ho presa perché ci sono sere che voglio vincere io e non vinco mai.

Ero nel giardino e avevo freddo, avevo freddo e tremavo con la febbre che saliva. Gli occhi mi bruciavano e mi bruciano tuttora. Sono tornata a casa sfatta, ubriaca di febbre e invece di spogliarmi, ho preso cose a caso dall’armadio e le ho indossate, le ho cacciate sopra la mia pelle rovente senza chiedermi se le cose si abbinassero bene tra loro.

Mi servono per la mia sconfitta e quando si perde niente ha senso o importanza. Sono ferito e ignoro il sangue che sgorga dal fianco e dalla testa e dai pensieri. Sono un lupo ferito e stolto e ingenuo e coraggioso e tutto quello che bisogna essere quando ti viene tolta la spensieratezza. Sbarro gli occhi al soffitto e ho la febbre. Sono perdente anche questa notte. E afferro l’acqua accanto al comodino e la divoro.

È tutto nero e io non capisco davvero cosa ci possa trovare nessuno in me. Sono solo un buco nero in cui marcisce l’anima.

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