Fatti leggera. Respira

Non salgo le scale ormai da un bel po’. Mi sono solo arrampicata su uno scalino all’incirca ad aprile quando il monta scale si è bloccato alla fine della penultima rampa. Dovevo scendere e fare almeno quello sforzo. Un’amica e un amico mi hanno aiutato; uno posizionava i piedi e l’altra mi tirava su. Si sono stancati più loro di me, si sono spaventati più loro di me. Io, ad essere sincera, mi sono limitata a trovare un modo per non essere troppo di peso.

Da piccola, mio papà, quando doveva prendermi in braccio mi diceva sempre “Fatti leggera. Non respirare”. Non ero certa della correttezza di quella legge fisica, però mi divertiva. Così facevo come aveva detto e trattenevo sempre il fiato. Lo trattengo ancora adesso quando qualcuno deve prendermi di peso. Per esempio quando il mio ragazzo e i miei amici mi tirano su insieme alla sedia a rotelle per poter entrare nei posti non accessibili. Trattengo il fiato e provo a farmi leggera.

Da circa un mese ho iniziato a prendere lezioni di canto. L’ho fatto tentando di pretendere da me stessa solo la serietà e la costanza e di non farmi ingoiare dalla sensazione di non poter essere brava.  Ho scelto di farlo perché, in tutto quello che affronto, finisco sempre per ritrovarmi con qualcun altro: io e la malattia. Volevo trovare qualcosa che potesse essere solo mio, in cui potessi non ritrovarmela in mezzo ai piedi tutte la volte con la stessa faccia dell’amica che si auto-invita a casa tua senza essere invitata, anche se magari sei solo tu con il tuo fidanzato, che tanto lei non sta a disagio. La faccia dell’impunità. Ecco io non la volevo più, volevo dare spazio a ciò che lei non avrebbe mai potuto togliermi, la voce.

Così un sabato mattina, ho cliccato su un sito che raccoglie moltissimi “impartisco lezioni di…”, ho scritto “canto”, ho cominciato a scorrere le proposte e mi sono fermata su di lei. Alla prima lezione mi ha chiesto come l’avessi trovata e perché l’avessi scelta. Secondo la lista di cose che volevo avesse chi avrebbe dovuto essere mio insegnante, lei era la candidata perfetta: ottimo curriculum, una splendida voce e poi, degli occhi bellissimi e buoni.

Un’altra cosa che mi ha colpito è stata l’idea di conoscerla già. In realtà non ci siamo mai conosciute però ho voluto concedere spazio alla mia sensazione, perché mi piace pensare che quando si crede di aver già incontrato qualcuno il mondo ci sta volendo dire che siamo nel posto giusto e nel momento giusto della linea della nostra vita. Che in quel momento non si sta barcollando, si sta camminando a testa alta verso qualcosa che in quel caso non poteva che essere esatto.

Non mi poteva andare meglio di così. Perché non c’è niente di meglio, fidatevi, di un’ insegnate che ha voglia di insegnare e che ha voglia di fare in modo che tu possa imparare. Un’ insegnante che sa perfettamente come, il fermarsi a ciò che si vede, limita il cuore e i polmoni e che la voglia di scoprire libera e apre spazi immensi.

Così ho imparato che non è vero che le scale non posso più farle, sono scale differenti ma non importa. Quelle di cui parlo io sono pure meglio perché in queste non puoi inciampare o farti male. Puoi salire e scendere senza che qualcuno ti debba sostenere, senza che la tua incolumità dipenda da braccia diventate forti per il troppo amore e la troppa paura e senza dover dipendere da qualcosa che sta fuori da te.

Ho poi ricordato una cosa che dimentico sempre, che per diventare leggera non devo smettere di respirare ma devo invece imparare a farlo. Ho ricordato che l’amore per me stessa non è condannato ad essere sempre il risultato di uno sforzo di accettazione, che non sarò mai un cumulo di muscoli fatti di malattia. Ho ricordato che posso averlo anche io un rifugio, che potete averlo anche voi, che lo meritate anche voi. Che abbiamo il diritto ad un po’ di oppio, a qualcosa che ci tramortisca e finalmente ci risvegli senza traumi, dicendoci  “Fatti leggera. Respira”.

 

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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