Estelle: Storia di una principessa e di un suonatore di accordion

Estelle: storia di una principessa e di un suonatore di accordion di Massimo Piccolo, edito da Cuzzolin Editore è la storia di una giovane donna che ha voglia di vivere, di esprimersi, di emozionarsi e di amare. In una parola di proiettare la propria esistenza nel mondo esterno, fisico, sociale e relazionale.

La sua vitalità viene però irreggimentata dalle paure paterne che, memore della fragilità materna e del suo destino caduco anzitempo, per paura di perderla le costruisce attorno una gabbia dorata, fatta di soffocanti e rassicuranti certezze. Porta il mondo tra le alte mura del castello, ma è un mondo depauperato, depurato dagli elementi di rischio e di ignoto, e quindi alla fine privo di un reale anelito vitale. È un mondo dove, per una scelta imposta dall’alto, seppur per amore, non filtra la luce… Che sia del sole o, metaforicamente, della libertà di scelta.

Ecco allora che si determina un processo di disabilitazione di natura sociale e relazionale o, come evidenzia l’autore, di inabilitazione.

Passiamo la parola a Massimo Piccolo, affinché ci conduca tra le trame della sua storia, tra un intreccio di note ed un vassoio di bianchi e golosi Mont Blanc.

 Estelle ha una disabilità innata derivante dalla condizione psicofisica della madre ed una           acquisita, derivante dall’atteggiamento iperprotettivo del padre. Come la descriveresti?

 A me più che il concetto di dis-abilità interessa quello di in-abilità, l’essere cioè impossibilitato, per motivi personali, ambientali o, perché, sociali o storici, a compiere delle azioni. Ogni individuo, prima o poi, si scopre in-abile in qualcosa per uno dei motivi che dicevo sopra, la storia di Estelle parte proprio dalla presa di coscienza dell’impossibilità della protagonista di fare alcune cose che fanno implodere il suo mondo nel momento stesso nel quale realizza la sua in-abilità. Stessa in-abilità che hanno i due co-protagonisti, l’uno impossibilitato a tornare a muoversi come prima della sua storia d’amore, l’altro impossibilitato ad aspirare, per condizionamento sociale, a vivere la sua storia d’amore. Ognuno di loro reagisce e trova un adattamento, più o meno vincente, alla nuova condizione. Quello che mi piaceva sottolineare è che ognuno dei tre protagonisti è disposto a rischiare tantissimo per aggirare l’impedimento.

Ci sono frammenti di te, del te reale o desiderato, nei personaggi e trasfusi in che modo ed in che misura il sé reale e quello ideale dialogano?

Certamente. I tre protagonisti vivono e soffrono una difficoltà nel riuscire a bilanciare il proprio desiderio d’amore con la necessità di libertà, la necessità dell’approdo sicuro con il fascino del mare in tempesta. La storia della mia vita, insomma.

Juan fa irrompere il mondo nelle mura possenti ed “escludenti” del castello. Che ruolo hanno i dolci e la musica nel favorire il loro incontro e cosa potrebbero rappresentare metaforicamente?

Sia i dolci che la musica esprimono passione e condivisione. Mi piaceva anche l’idea che entrambi però potessero avere anche una fruizione solitaria diventando, in questo caso, un grandissimo scrigno di ricordi, nostalgie e malinconie.

In che modo l’amore, può essere viatico di riscatto e salvezza ed in che modo, parimenti, può essere strumento di tormento e distruzione?

Per me non è l’amore in sé a svolgere queste funzioni ma il fatto che l’amore, almeno quello vero, ti costringa a entrare in relazione profonda con un altro individuo. Che tipo di reazione ne potrà scaturire dipende, ovviamente dall’altra persona coinvolta. C’è chi ti obbliga a tirare fuori il meglio di te e chi ha lo spiacevolissimo dono di far emergere le tue peggiori pulsioni.

Quali sono le prossime tappe di presentazione di Estelle?

Calendario fittissimo, il 10 a Napoli poi Castellammare, l’Abruzzo e il Lazio per chiudere ottobre ancora in Campania… meglio seguire la mia pagina facebook

Pubblicato nella La Scelta di Essere Io | Lascia un commento
Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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