Drunkorexia

L’essere umano è in continua evoluzione, il suo cervello escogita sempre nuove strategie per affrontare e risolvere problemi ed è in grado di sviluppare innovazioni che solo pochi anni prima sembravano essere frutto della fantasia di qualche sceneggiatore. Purtroppo però questa abilità inventiva non viene usata solo al fine di migliorare la vita, ma anche nella creazione di nuovi modi per distruggerla. Credo che questo potrebbe essere un ottimo spunto sul quale riflettere: perchè, nonostante tutta l’esperienza che abbiamo, continuiamo ad affrontare il dolore, nostro ed altrui, sempre nel medesimo modo? Perchè la Società non riesce davvero a strutturare un sistema d’intervento precoce su tutte quelle persone che finiranno con lo sviluppare disagio? Perchè rimandiamo o fingiamo di non vedere? Perchè trattiamo il dolore ancora come qualcosa di cui vergognarsi e da nascondere, possibilmente facendo ricadere la colpa su chi lo sta vivendo?
Ed è da questa via distruttiva che si è sviluppata una nuova forma di dipendenza chiamata drunkoressia, il bere smodato a stomaco vuoto con una scarsissima e pessima alimentazione, aumentando così esponenzialmente l’ubriachezza fino a far diminuire la quantità di calorie assunte. Questa dipendenza è lo specchio della nostra Società, della nostra Cultura, dove apparenza e disinibizione stanno prendendo drammaticamente il sopravvento in una continua fuga dalla realtà che pare inarginabile. Certo i tempi cambiano e bisogna saper affrontare questo cambiamento, ma al contempo è anche necessario saperlo indirizzare, soprattutto laddove le condizioni socio-familiari risultino disequilibrate. 
La drunkoressia è tipica dell’adolescenza ed è senza dubbio più praticata dal sesso femminile che finisce così inevitabilmente per esporsi ad abusi e violenze sessuali o comunque ad una patologica disinibizione che finirà col destabilizzare nel lungo periodo chi la pratica.
Sappiamo tutti che a 16 anni la nostra capacità critica non è certo delle migliori e che si è facilmente influenzabili dalle relazioni che si hanno. La necessità di appartenere, d’identificarsi, di sentirsi accettati è molto pressante e non è difficile cedere a pericolose lusinghe sperando poi di essere accolti nel gruppo.
Purtroppo questa abitudine è strettamente connessa con l’aumento, paradossale, delle gravidanze adolescenziali ed in buona parte credo non sia nemmeno errato ipotizzare la connessione con l’epidemia” di FASD – Disordine dello Spettro Fetale Alcolico, che da Paesi più attenti alla salute e più onesti intellettualmente si sta gradualmente evidenziando.
Per affrontare un’emergenza è necessaria estrema lucidità, e altresì conoscenza del problema, ma anche il coraggio di parlare chiaramente. Ricordo molto bene le “lezioni” che alcuni medici venivano a fare nel mio liceo circa i rischi connessi al fumo. Erano inutili, noiose e standardizzate. Per riuscire a cogliere l’attenzione, per arrivare a chi quel problema lo vive o rischia di viverlo si devono usare parole che tocchino, è necessario un linguaggio comune, non si devono avere preconcetti, ma soprattutto si deve aver vissuto quell’esperienza. Un cinese comunicherà con enorme difficoltà con un italiano a meno che uno dei due non conosca la lingua dell’altro o entrambi ne conoscano una terza!
Spesso mi guardo in giro ed osservo i ragazzi che popolano le città e li paragono con la mia generazione. Molte cose erano diverse, molte cose rendono le nostre generazioni lontane anni luce, ma una cosa non cambia mai: il dolore e il tentativo di affrontarlo. Gli adulti si dimenticano o nascondono i loro errori giudicando quelli dei ragazzi e ponendosi ad un livello diverso. Così facendo non si fa che creare le condizioni migliori per l’assenza di comunicazione e di conseguenza per il nutrimento del problema che si vorrebbe invece risolvere.

D’altronde c’è da dire che forse finalmente la Sanità e con essa la Politica si stanno rendendo conto che è assolutamente necessario inserire nel percorso formativo degli operatori sanitari ed anche nelle strutture la figura del paziente esperto/consapevole che altri non è che colui che ha saputo trovare la forza di affrontare il suo problema e di offrire poi la sua esperienza a chi purtroppo sta entrando in contatto con questa nuova realtà. In fondo questo gli Alcolisti Anonimi lo fanno già da tempo per esempio, ma il cambiamento dei tempi ha spinto all’uso di svariate sostanza e come chiaramente si evince dalla drunkoressia alla nascita di dipendenze sempre nuove e di fragilità nuove per le quali è fondamentale una strategia differente, una comunicazione differente, ambienti differenti.

I giovani sono il futuro, sono il mondo che vorremmo, ma è solo accompagnandoli onestamente e senza giudizio che potremmo veder realizzato questo mondo, mentre criticandoli e trattandoli come qualcosa di altro da noi finiremo col perpetrare la folle ripetizione di quanto fino ad oggi ha creato solo danno. 
E’ necessaria una riforma dei servizi che si occupano dei problemi di dipendenza che sappia creare un ponte tra chi cura e si prende cura e chi soffre utilizzando tutti gli strumenti e gli attori necessari affinchè questo cambiamento avvenga. Io sento che questo avverrà!

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Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 35anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

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