Diversità

 

Ho sempre pensato di essere una bambina normale, andavo a scuola, ai compleanni, a casa delle amiche a trascorrere i pomeriggi e praticavo sport, facevo tutte le cose che normalmente fanno i bambini ma nonostante ciò mi sentivo sempre diversa da loro. Non capivo e continuavo a pormi domande: perché non riesco ad imparare le sigle dei cartoni animati? Perché gli altri sentono delle parole e io sento solo musica? Perché ballo sempre fuori ritmo? Perché io devo andare da medici che mi sottopongono a degli esami chiusa dentro una casetta con un paio di cuffie e gli altri invece no? Perché io devo fare delle cose diverse dagli altri? Perché i miei genitori, vedendo la mia diversità, mi spingono a stare con gli altri?

Risponderò a ques’ultima domanda più avanti, quando finalmente capirò il loro più grande gesto d’amore, lasciarmi libera di scegliere solo dopo aver vissuto l’esperienza. Da bimba non volevo accettare questa diversità, che sentivo esistere e che nascondevo nei meandri del mio io. Chi sente normalmente, crede sia facile imparare a parlare. Io, diventai sorda proprio nella fase in cui si impara.

I bambini infatti parlano perché riproducono ciò che sentono, io avevo un vocabolario limitato e molti problemi di pronuncia perché non sapevo ancora leggere e scrivere. Quando iniziai a frequentare le scuole elementari, ho avuto la fortuna di incontrare una maestra che mi fece conoscere la grammatica e la sintassi, insegnandomi a riconoscere gli errori dalle mie frasi e a divorare i libri. Se non avessi incontrato lei, forse oggi, farei ancora fatica a scrivere, a congiungere le lettere ai suoni e a superare tanti ostacoli. Ho sviluppato la capacità di proteggermi, di tutelarmi anche senza un aiuto “artificiale”.

In quegli anni, l’otorino mi disse che forse era necessario l’ausilio delle protesi acustiche. Protesi acustiche? Ma stiamo scherzando! Io ero una bambina normale, leggevo benissimo le labbra, intuivo le frasi che non capivo, che senso aveva mettere quelle “cose”?
Da quel giorno ha avuto inizio il mio rifiuto verso i medici e verso la parola sordità. Ho bandito questa parola per tanti anni, ignorando il male che questo mi avrebbe causato, psicologicamente e fisicamente. Così sono cresciuta, entrata alle scuole medie e cominciato a vivere quella fase che sarebbe poi sfociata nell’ adolescenza.
Ho sempre pensato di essere una ragazzina normale, fino al giorno in cui, alle scuole medie, hanno iniziato a prendermi in giro per il mio linguaggio. Non avevo mai fatto logopedia, non sapevo nemmeno cosa fosse.

La sordità ostacola il linguaggio, non lo frena. Il mio apparato era perfettamente funzionante, il problema stava nel non udire le parole correttamente, questo mi impediva di imitarne il suono. Nessuno però si accorse che fondamentalmente c’era un problema. I miei parlarono con i professori e loro ammisero che, se non fosse venuto fuori, non l’avrebbero mai pensato poiché la differenza nel linguaggio era davvero sottile tanto che l’avrebbero associata ad un’incapacità di scandire bene le parole piuttosto che ad un disturbo uditivo.

Non so come percepirono questo mio parlare diversamente i compagni di classe, ma iniziarono a prendermi in giro chiamandomi con le parole che non pronunciavo bene, all’inizio raramente poi divenne il mio appellativo quotidiano. Alcuni di loro sapevano che io non sentissi bene ma sono consapevole, con il senno di poi, che i ragazzini delle medie non possano sapere che la sordità è connessa con il linguaggio. Anche se questo non rende di certo lecita la presa in giro. Io in ogni caso non parlai mai con i miei genitori o con i professori, ho sopportato in silenzio, perché tutto questo accentuava la mia diversità e a me la diversità non piaceva.

Mi chiedevo sempre perché non potessi essere come loro, lasciando che tutto questo segnasse la mia adolescenza, i miei rapporti con gli altri, marcasse la mia diffidenza, la mia propensione a chiudermi e a non parlare con gli altri. In passato ho assunto un atteggiamento quasi di discriminazione nei confronti dell’udente. Ho diviso il mondo in due categorie, sordi e udenti. E ho imparato a costruire menzogne derivanti da incomprensioni, rifiuti, esperienze deludenti in cui gli udenti (anche coloro che conoscevano il problema) non mostravano pazienza. Così, ho costruito l’immagine di una persona forte, serena, attenta e sorridente.

Ho nascosto tutta la mia sofferenza dietro un muro, un’arma che ho utilizzato per difendermi dagli attacchi esterni, mascherando il mio imbarazzo e fingendo che tutto andasse bene quando in realtà non capivo. Adesso, dopo anni, sto imparando ad aprirmi, a non chiudere le porte.

La strada è lunga e difficile, ma i momenti vanno vissuti e goduti. Non ci sono sordi o udenti ma ci sono PERSONE. E c’è chi ti ama per quello che la tua persona è. Ho imparato che il mondo è bello perché vario. Ho imparato a non colpevolizzarmi per essere diversa e ad accettare la sordità. In fondo ognuno di noi è speciale perché diverso.

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | 2 risposte
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

2 thoughts on “Diversità

  1. giulia

    e se con un bel paio di protesi o impianti cocleari potessi partecipare attivamente al mondo, non sarebbe più sempilce?
    Mah… !!

    Rispondi
    • Gloria ZulloGloria Zullo Autore dell'articolo

      Cara Giulia,
      il tuo commento mi fa pensare che tu non abbia letto l’articolo. Perché nell’articolo sto parlando di alcuni episodi della mia adolescenza, del mio passato non del mio oggi. Io porto le protesi acustiche da più di 10 anni quindi prima di giudicare si dovrebbe avere la certezza di conoscere le storie delle persone. Se davvero leggi il blog, avresti letto passo per passo la mia storia. Non sono tenuta a darti spiegazioni, nè tanto meno tu a giudicare. Ognuno di noi ha una storia, dolorosa o meno che sia. I percorsi non sono semplici quindi credo sia necessario riflettere di più prima di scrivere.

      Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *