Disabilità: “l’ambizione di rimanere se stessi.”

“Quello che fai oggi può migliorare tutti i tuoi domani.”

Questa frase la leggo ogni giorno, è scritta in rilievo ed i caratteri in bianco risaltano sull’imponente parete blu della sala d’attesa del Centro di riabilitazione che frequento a Messina. Parole visibili, appena svoltato l’angolo della stanza. Visitando la struttura salta all’occhio la varietà dei colori e le varie frasi ad affetto stampate sulle altre pareti che accolgono i pazienti, lanciando così messaggi positivi e propositivi. Un ambulatorio, simile ad una casa, che rende piacevole l’attesa offrendo persino musica, riviste e tv. E’ un luogo dove la cordialità del personale mette a proprio agio i visitatori. Lo ammetto, è la prima volta che mi capita un contesto riabilitativo nel quale “come paziente”  non trovo un solo difetto. Infine la cosa che più mi aggrada,  è non vedere attrezzi o sedie a rotelle parcheggiate ovunque.
Deambulatori, ed ogni altro ausili, sono riposti nell’angolo più nascosto del corridoio, come fossero semplici oggetti. 

Ogni paziente riceve sempre l’attenzione che merita. L’ascolto, attento ed empatico, garantisce a ciascuno terapie individuali mirate. La carrozzina sembra perdere la sua pole position, ogni ausilio che accompagna ogni malato viene posto in secondo piano dando così ad ognuno l’importanza e la cura che merita. Questo fa’ del polo SSR un centro di eccellenza messinese.

Detto ciò, chiudo la lunga parentesi per tornare al messaggio iniziale, filo conduttore di questo mio dire.
“Quello che fai oggi può migliorare tutti i tuoi domani.”
Un monito per quelle grandi persone dall’animo umile, travolte dalla malattia e dal dolore impetuoso che trascina lontano pezzi di vita e d’essenza che scompaiono negli oceani della sciagura. Anime piegate, ma che riemergono. Naufraghi privi di certezze, appesi all’infinita speranza che la vita possa ancora essere bella.

Prendo ed esempio la storia di Ivan Cottini, un simbolo lampante d’amore per la vita. Lui, ex fotomodello e ballerino, aveva una carriera promettente, ma nell’anno 2013, all’età di 27 anni, scopre di essere affetto da sclerosi multipla. Dal momento della diagnosi, attraversa la depressione, ma superato quel buco nero ne esce fortificato. In una recente intervista televisiva ha dichiarato: “Sono andato a dormire sano e mi son risvegliato malato, improvvisamente non coordinavo più nessun movimento e da lì tutto è cambiato.”
Per curarsi Ivan abbandona le sue passioni, ma poi si risveglia dal torpore di un malato rassegnato e la vita torna a scorrergli nelle vene più efficace di qualsiasi farmaco. Ritorna a ballare, anche se con immensa fatica, nonostante usi la carrozzina, compagna complementare dei suoi spostamenti quotidiani. “Ero stufo di essere malato ed ho deciso di vivere, possiamo scegliere se vivere da malati o da protagonisti e registi della nostra vita.” 
Tra un ricovero e l’altro Ivan ha incontrato l’amore e qualche anno dopo ha deciso d’interrompere le cure per vivere la gioia della paternità. Una scelta azzardata la sua, ma comprensibilissima. Oggi Ivan ha 34 anni ed è papà felicissimo di una bambina. “Da quando è nata mia figlia mi sento guarito.”
Nonostante la malattia avanzi con tutti i suoi limiti, Ivan Cottini ha migliorato i suoi domani ogni giorno lottando con coraggio ed è riuscito a brillare di luce propria. “Il mio domani è mia figlia e tutto ciò che di bello potrò trasmetterle. Ricordate: Non esiste oceano che non possa essere superato.” 

Le storie come questa dimostrano come pur avendo una disabilità si può vivere e non sopravvivere. E’ possibile non soccombere ad essa, senza suscitare la pietà altrui. Purtroppo incontro ancora mentalità di vecchio stampo, persone che permettono alla malattia o ad una disabilità fisica di annullare la propria volontà. La mia speranza è che leggendo la storia di Ivan in molti provino ad uscire dal tunnel dell’autocommiserazione. Io stessa, non ho espresso al meglio le mie capacità. Anni prima vedevo la mia vita come una serie di tentativi falliti. Per fortuna non è più così ed ora penso che la mia vita è un continuo di scoperte interessanti.
Ricordo la prima volta a cavallo, guardavo i miei amici galoppare uno dopo l’altro e mi ripetevo: “Io non salirò mai su quel cavallo.”
La mia amica galoppava con fierezza, proprio lei priva di entrambe le braccia. All’improvviso mi guardò e mi disse: “Riuscire è questione di volontà, se io cavalco, puoi farlo anche tu. Infondo hai tutto al suo posto, barcolli solo un pò.” In quell’istante si accese in me una voglia di competizione dimenticata e mi ritrovai in groppa al puledrino. Ricordo che provai un miscuglio di paura e di libertà. In seguito ci ho preso gusto ed ho imparato a guidare uno scooter elettrico, per disabili, ovviamente. “Beh, colleziono piccoli successi e ne vado orgogliosa. Credo che migliorare il domani si traduca in un’unica ambizione, quella di rimanere se stessi.”

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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