Diario di bordo, attraverso lo Stretto.

13 giugno 2019

Ore 18.00 di un pomeriggio rovente, in un anticipo d’estate auspicato, mentre attendevo la nave a bordo della quale avrei trascorso un pomeriggio di gruppo, navigando attraverso lo stretto di Messina. Nella speranza di riuscire a salpare, visto il non trascurapibile ritardo.

Noi ignari passeggeri, per di più con disabilità fisica, si rischiò di scioglierci come ghiaccioli al sole, alla temperatura di 35 gradi. Dal finestrino dell’auto entrava l’afa, ma nulla si muoveva tra le acque; nel tentativo di ingannare l’attesa mi scattai un selfie, mentre gli altri due amici sul sedile posteriore si contagiavano di sbadigli. La signora Rosaria, seduta davanti, con la coroncina in mano prese a recitare le sue preghiere irrinunciabili.

Ore 18.30. Le mie gambe erano ormai intorpidite, ma l’azzurro ondeggiante del mare riuscì letteralmente a catturarmi. E proprio mentre stavo per convincermi che avrei passato il resto della serata in auto, una folata fresca ci ridestò dall’assopimento generale e i miei occhi la videro.

“Eccola!!”

Finalmente avanzava con il suo lento incedere tra lo sciabordio.

Nave Trinacria, un gigante dal mare. Lunga 104 metri e larga 18. Accompagnata dal mio amico Filippo e dagli altri volontari al seguito, camminavano verso le scale, lungo il percorso tappezzato di verde, il quale mi ricordava un tavolo da biliardo.

” Ma cosa mi salta in mente?”

Criticavo i miei stessi pensieri, quando un’altra folata mi sollevò i capelli fino a coprirmi il viso per un attimo. In piccoli gruppi ci fermammo davanti alle scale dell’imbarcazione. Ero già stanca per la strada fatta e quindi felice di vedere attivarsi dei sollevatori con tanto di sedile. Sorprendente, ma vero, stavamo per salire a bordo di una nave priva, o quasi, di barriere architettoniche.

A  parer mio, la seduta dell’elevatore era scomoda, ma non osai dissentire, dato che a causa delle varie disabilità, per ognuno di noi non è mai scontato muoversi con facilità, nè tanto meno risulta semplice trovare strutture accessibili.

Ore 19.15. All’imbrunire di quel giorno torrido, gli addetti ci seguivano lungo la rampa azionando il telecomando ed eccoci finalmente all’interno di sua maestà Trinacria. Tutto filava liscio, tutto avveniva naturalmente, una volta tanto ci divertivamo nella mischia senza difficoltà e con la leggerezza di una vita qualunque e ciò era bello, enormemente bello.

Notai subito l’angolo bar colmo di stuzzichini, sia dolci che salati, decisi però di aggregarmi ai giochi di gruppo, ma solo per poco, poichè si aprirono le danze al ritmo latino di Bomba e Macarena.

Io guardavo gli amici ballare allegramente, sulle loro sedie a rotelle volteggiavano in pista con disinvoltura. Poco dopo mi ero già allontanata.

Ammiravo l’eleganza di quel colosso marino, tale mi sembrava, benchè di colossi ce ne fossero di più grandi e lussuosi.

Le parati bianco candido parevano odorare di vernice fresca, – ne ebbi la sensazione – i faretti incassati nel soffitto, diffondevano tante piccole luci e l’ambiente era arredato con poltrone e divani verdi e blu, colori che ricordavano il mare.

” Il mareee!!”

La confusione e la novità del momento mi fecero scordare deve mi trovavo e misi da parte l’essenza intima e vitale delle nostre e della mia anima, il mare, l’infinito.

Ahimè, guardai subito attraverso la vetrata e la visuale di Messina già si allontanava, la Madonnina dello Stretto sembrava mi salutasse sorridendo, mentre le luci di Villa San Giovanni, illuminavano il tramonto.

L’azzurro del cielo e del mare era fuso in un confine invisibile ed unico, guardavo il panorama più bello d’Italia e forse del mondo e nulla più mi avrebbe distratto dal quel sogno …. tranne la virata improvvisa che fece oscillare l’imbarcazione, l’hostess cadde, spiaccicando i gelati sulla moquette verde, ma tornai presto a  guardare il mare, immaginando mete nuove.

 Ogni tanto lanciavo un’occhiata al contesto mondano e rumoroso e seduta  su una poltrona chiacchieravo con le due passeggere accanto a me. Erano la signora Stella e sua figlia Daniela che, rapite dalla stessa magia che mi aveva ormai avvolta, mi raccontavano i loro sogni. Insieme finimmo per guardare il mare, riversando tutte le nostre speranze in quelle acque oscurate dalla notte ormai giunta.

Ore 22.40. Così, tra una pizza rustica e un arancino, finimmo di cenare e altrettanto velocemente, il nostro viaggio giunse al termine e scesi dalla Trinacria con la voglia di tornarci, con quel piacere nostalgico che vi sto  raccontando. Che si viva in un sogno o nella realtà, poco importa, volevo regalarvi questo mio replay estivo indimenticabile, fatto di rispetto, convivialità e di vera uguaglianza.

Si ringraziano la Bluferries, compagnia di navigazione, la Nettuno servizi e l’ ACCIR, associazione Cattolica, Culturale Italiana (Radio operatori) per averci coinvolto alla 2 edizione del progetto: “Attraverso lo stretto”. 

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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