Del dolore e universi paralleli

Tanto tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, ero solita prendermi cura delle faccende il prima possibile. Mi ripetevo strenuamente “non rimandare a domani quello che puoi fare oggi!”, e i risultati erano apprezzabili: voti eccellenti, vita sociale eccellente, salute mentale eccellen…ok, non esageriamo. Tuttavia, ben presto, complici un’infanzia negata e tanta voglia di uscire dagli schemi, il mio motto divenne “la vita è troppo breve per NON perdere tempo”.

Potrà sembrarvi un preambolo vittimistico o, alla meglio, inutile. In verità, vi spiega in parte perchè ho rimandato per mesi di scrivere qualcosa che, in fin dei conti, sapevo si sarebbe scritta da sola.

Un pò per virtù, un po’ per bisogno, sono nata perfezionista. Ero ossessionata dalla ricerca del momento perfetto, dell’ispirazione, della forma psicofisica adatta, per compiere qualsiasi sforzo. Fin quando, verso i 25 anni, non ho capito quanto fossero assurde le mie pretese. Mi piacerebbe raccontarvi che ho saputo scegliere in tempo e non vi sono arrivata per contrarietà, ma non è come andò. Da quando una marea di strani sintomi si sono manifestati ad oggi, circa 3 anni dopo, la situazione si è solo che aggravata. Quindi, a dispetto della mia naturale inclinazione, ho deciso di sedermi su questa sedia hic et nunc e sfruttare la rabbia di uno dei pomeriggi peggiori che ricordi.
In questo preciso momento posso documentarvi: emicrania  (forte), fitte agli occhi, fotofobia, secchezza oculare e orale, rigidità e dolore a tutte le articolazioni, a livello di collo e spalle, la stanchezza di Atlante e un sonno eroico. Il punto è che domani potrebbe essere peggio.

Vedete cosa è appena accaduto? Una rivoluzione copernicana delle priorità, signore e signori! Torno ad aborrire la procrastinazione e ad essere produttiva, proprio come una dozzina di anni fa. Stavolta, oltre la vanità, però, c’è la saggezza della lotta non violenta alla condizione patologica e l’urgenza di lasciare un segno tangibile del mio dolore, giacché posso accettare solo quelli che sono giustificati, e, come vi sarà capitato di sentire, il dolore cronico non lo è. Il dolore cronico, a differenza di quello acuto, non segnala alcun malfunzionamento, squilibrio. Quando provo a chiedere “Hey, Mrs Gambe, perché siete rigide, formicolanti e fate male?”, “FUCK YOU, BECAUSE WE CAN” è la risposta che ottengo. Simpatiche, tuttavia.

Sono ben al corrente del fatto che la mia prosa è mediocre, che le idee sono stantie, che avrei potuto fare di meglio in quell’universo parallelo dove sono rimasta integra e sana. Ma va bene così.

Ho deciso di smettere di pensare a ciò che non è e sarebbe potuto essere e di concentrarmi su ciò che è e sarebbe potuto non essere.

Viviana Di Carlo

 

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