“Così ho vinto la dislessia.”

“Ho trasformato la dislessia in un punto di forza attraverso l’arte figurativa.”

“Gli anni della scuola non sono stati facili. Non riuscivo ad eseguire alcuni compiti assegnati e quindi venivo tacciato di essere pigro, indisciplinato, svogliato, per poi essere costretto ad indossare le orecchie d’asino. La mia punizione passava attraverso sentimenti di colpa e vergogna. All’epoca, però, non sapevo di essere dislessico e che molte operazioni, come quelle legate all’automatismo dei ricordi, che per esempio permettono ai bambini di imparare a memoria le tabelline, mi risultavano particolarmente difficili e faticose, risultando fallimentari, proprio per questo. Crescendo sono comunque riuscito a sviluppare me stesso: ho fatto esperienze atletiche come maratoneta, a livello agonistico, e ho scelto poi di diventare tatuatore professionista. Grazie a questo percorso lavorativo, ho deciso di approfondire le tecniche pittoriche e, nel 2011, ho cominciato a frequentare l’atelier di Francesca Strino, dove mi sono appassionato alla pittura ad olio”.

A parlare del suo difficile percorso scolastico è Ivano Domenico Felaco, attualmente tatuatore professionista ed artista di successo.
Da questa passione nasce l’idea, anche in base al suggerimento della sua insegnante, Francesca Strino, di iscriversi alla scuola di Comics, specializzata in fumetto, ma particolarmente attenta agli ambiti della prospettiva, dell’illustrazione e dell’anatomia.
C’è da rimettersi sui libri per apprendere nuove nozioni teorico-pratiche, e Ivano Domenico non chiede altro, curioso com’è. Ma ecco riaffacciarsi le difficoltà già sperimentate durante il periodo scolastico, scogli che gli sembrano così insormontabili, riportandolo ad emozioni e sentimenti negativi, da spingerlo quasi ad abbandonare la scuola.
Ma qualcosa lo trattiene. E’ la consapevolezza di quanto ha già appreso, e di quanto potrà ancora apprendere in quel luogo, sotto la guida di Riccardo Federici, Ciro Vignes e Fabrizio Fiorentino, alternando alle lezioni uno studio personale delle tecniche pittoriche, che gli fanno nascere sempre nuove riflessioni, trasposte e reinterpretate attraverso le forme dell’arte figurativa.
E’ la sua curiosità, che arde e brama di essere soddisfatta, che lo spinge camminare, naso all’insù e taccuino da disegno tra le mani, tra le sale espositive dei musei napoletani e romani.
“A quel punto però – racconta – anche dietro consiglio di mia moglie, ho deciso di intraprendere un percorso psicologico. Ho raccontato al terapeuta un sogno ricorrente e paralizzante: ‘Mi ritrovano nudo, cercavo di scappare, per nascondermi e difendermi, ma tutti mi additavano e mi schernivano’. Credo che da alcuni miei racconti lo psicologo avesse intuito da subito di cosa si trattasse”. A ben 37 anni (oggi ne ha 43), in età matura, arriva la diagnosi di dislessia e così nuove consapevolezze su di sé, ma anche la possibilità di apprendere strumenti e tecniche che gli consentano di colmare il gap, la distanza tra sé e gli altri, e di riappropriarsi pienamente del proprio valore.
Poi arriva la rassegna Oi Dialogoi, caratterizzata da eventi organizzati da una scuola di psicoterapia familiare romana. In quest’occasione, Ivano Domenico ha modo di indagare nel suo passato, utilizzando la pittura come canale espressivo. Cominciano ad emergere così le paure, i processi di stigmatizzazione patiti, la scarsa integrazione, il peso della marginalizzazione, le sue stesse convinzioni autolimitanti.
“Con la consapevolezza che andavo via via acquisendo – evidenzia – è iniziata la mia rinascita. Mi sentivo come le persone non vedenti, che non potendo contare sul senso della vista, sviluppano maggiormente altre attitudini. Ero consapevole di avere sì dei limiti, ma di non essere stupido”.
A novembre 2018 arriva un happening teatrale, gemellato con un percorso espositivo, “La mia vita dietro l’arte”.
La messa in scena, come scrive la giornalista Francesca Panico in una nota esplicativa, ha inizio con un attore che si muove tra i banchi di scuola alle prese con i suoi ricordi di infanzia che si susseguono in un’alternanza di toni dolci e amari. Il monologo viene interrotto in quattro differenti momenti per introdurre, ogni volta, un’opera pittorica intimamente legata alla ricostruzione autobiografica che l’happening va a disegnare ricucendo insieme parole, immagini e musiche, anch’esse fortemente evocative di un vissuto personale.

All’interno del percorso espositivo, tre tele sono ispirate alle fiere allegoriche che Dante incontra alle porte dell’inferno ostruendogli il passaggio: la lonza rappresenta la lussuria di Eros, e quindi l’intemperanza sessuale; il leone è la superbia di chi perde il controllo, ma non vuole ammettere la sua debolezza; la lupa è l’avarizia di chi è assuefatto da sostanze stupefacenti e non se ne sazia mai. Il quarto dipinto è tratto dalle Metamorfosi di Ovidio, e rappresenta il momento in cui Ade rapisce Proserpina perché consumato da questo amore malato che si riduce in schiavitù.
“Attraverso tappe progressive – ribadisce Ivano Domenico – è maturata in me una grande soddisfazione. Ho partecipato anche ad esposizioni internazionali. Sono inserito nell’Archivio storico dell’Arte italiana, dove, tra gli artisti contemporanei, figurano solo quattro italiani, che hanno contribuito ad arricchire il patrimonio artistico. Sarò inserito anche nella Nuova Enciclopedia della storia dell’arte e ho partecipato ad Arte in Eboli 2019”.
In un suo dipinto, Odio su tela, è possibile ritrovare la frustrazione di quel bambino costretto ad indossare le orecchie d’asino, divenuto ormai adulto, ma ancora prigioniero. Il protagonista, infatti, sembra come costretto ad abitare la tela, una sorta di gabbia che lo imprigiona, uno spazio troppo piccolo per poterlo contenere.
Come racconta lui stesso, l’arte costituisce un canale espressivo liberatorio. Proiettando le sue paure, la rabbia, le convinzioni negative su se stesso e le frustrazioni su tela, i brutti sogni scompaiono.
“L’arte figurativa – aggiunge – mi ha permesso di ripercorrere la mia strada, di ritrovare alcuni pezzi che avevo perso, di collegare e cucire ricordi che prima rapresentavano pezzi sparsi. Per cercare di aiutare bambini e ragazzi che vivono una condizione simile di frustrazione, paura, isolamento e scarsa fiducia in sé, ho cercato di portare la mia esperienza nelle scuole. Infatti, quando si conosce l’ostacolo, si è messi nelle condizioni di valorizzare il resto, i propri punti di forza”.
La pittura fa evolvere anche il suo modo di tatuare, la complessità delle forme, ed oggi Ivano Domenico sta trasmettendo ai suoi collaboratori quanto appreso, trasfondendolo nell’arte del tatuaggio.
“Ho arricchito l’arte del tatuaggio con le mie ricerche sul colore – spiega – . Ma c’è molto di più: ho scoperto, infatti, di essere letteralmente affamato: sono curioso per natura ed avevo un desiderio insoddisfatto di conoscere, studiare, approfondire. Oggi, posso finalmente farlo pienamente”.

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Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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