Consapevolezze

La consapevolezza non è un semplice sapere, ma una condizione in cui qualcosa si fa interiore, intimo, estremamente profondo. Un sentire per l’uomo salvifico, costruzione originale del modo in cui egli poi si rapporterà al mondo. Un essere consapevole del rischio sarà quindi in grado di proteggersi, un essere consapevole del dolore sarà in grado di dimostrare compassione e di esser gentile, un essere consapevole della propria vulnerabilità e fragilità sarà capace di proteggersi, ma un essere inconsapevole, incapace quindi di comprendere gli innumerevoli e repentini mutamenti del proprio animo come potrà poi rapportarsi al mondo, al suo prossimo? Per indole ho sempre obbligato il mio io a ricercare il senso profondo di ogni realtà e di ogni sentire che mi vede protagonista. Non posso fare a meno di pormi domande, è qualcosa di necessario per me, seppur spesso mi accorgo di quanto poi mi sia difficile comprendere davvero a pieno il senso che dietro tali interrogativi si nasconde. La consapevolezza infatti non implica la comprensione di quanto vissuto, ci permette di sentirci parte di un tutto, ma sarà poi il nostro sapere a renderci capaci di trovare una spiegazione. La malattia mi ha permesso di sviluppare una più attenta capacità di divenir consapevole. Quando tutto ebbe inizio non potevo certo dirmi consapevole della portata della realtà che stava per sconvolgere la mia esistenza, ero davvero incapace di offrire a me stessa la protezione che forse meritavo. Mi dannavo l’anima, ero accecata dal dolore, mi sentivo sola e arrabbiata con la vita, non riuscivo a comprendere, ed ancor più ad accettare. Ero finita in una spirale distruttiva che silenziosamente mi logorava dentro. Mi obbligavo a nascondere tutto quel dolore, imponendo a me stessa atteggiamenti costruiti e artefatti. Finchè un giorno capì che non era al senso assoluto che dovevo affidarmi, non era necessario comprendere per accettare. Dovevo prima di tutto divenir consapevole che tutto era cambiato, che nulla sarebbe stato più come prima, che la mia vita sarebbe stata diversa. A questa riscoperta consapevolezza, al mio prender coscienza di ciò che non avrei più potuto cambiare si accompagnò l’inizio del mio secondo tempo, la mia rinascita. Abbandonai in fretta il desiderio di dover comprendere ad ogni costo, lasciai andare la voglia di vendetta, contro chi poi? Contro la vita, contro di me, contro quella parte malata e non più mia? E vendicarsi poi di cosa?

L’esser malati è una condizione, non è La Condizione, non è il tutto. L’aver imparato a non sentirmi colpevole, mancante, mi regalò una forza a cui oggi devo tutto. Ero e sono malata, è un fatto, è ciò che mi rende diversa, è il parametro che ha permesso al mondo di giustificare le etichette che mi ha riservato, ma solo oggi posso dire di essere consapevole delle mie capacità, dei miei talenti, di quel che è il mio potenziale. Oggi posso dire che il mio è forte e resiliente, oggi posso dirmi capace e consapevolmente pronta ad affrontare le innumerevoli prove che la vita mi impone. Oggi posso dire di aver riscoperto quella serenità che permette ad un essere umano di sentirsi libero. Ogni limite, ogni dolore mi portano ad un viaggio fatto di nuove consapevolezze, di riscoperta. Un divenire spesso crudo, disarmante ma a cui mai permetto di trasformarsi in ostacolo, o peggio negazione. La consapevolezza, la profonda presa di coscienza del mio essere disabile ha instillato in me la voglia di essere io stessa l’artefice del mio destino. Oggi voglio essere io stessa il cambiamento che desidero vedere nel mondo. Sono orgogliosa della Donna che sono oggi, sono fiera di questo mio sorriso, che tanto potrebbe raccontare, e della profondità del mio sguardo, che molto dice senza bisogno di parole. I miei occhi hanno imparato a non temere più la luce perchè consapevoli di quanto male possa fare il buio. Il mio corpo ha imparato a sfidare ogni limite perchè consapevole della forza che dietro a ciascuno di essi si cela. Spesso commettiamo l’errore di vedere nel limite la fine, ma se solo ci sforzassimo di dare a quella fine l’opportunità di divenire un inizio scopriremmo quanto grande sia il suo trasformarsi in altro, sebbene diverso da ciò che forse desideravamo. C’è chi potrebbe dire che questo mio dire, che questa mia non poi così velata convinzione sia frutto di una negazione della realtà, della mancata accettazione di quello che per i più rappresenterebbe davvero la fine. A loro vorrei solo dire che di questo mio strano esserci nel mondo, della mia contradditoria esistenza, perfino del mio essere Disabile non cambierei nulla. Questa sono Io, questo è il vivere che mi è stato riservato, e questa è la mia unica possibilità di essere Felice. E sta a me, sta a ciascuno di noi, scegliere di essere Felici. 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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