Consapevolmente Insieme

RISVEGLIO

Un giorno,
improvvisamente e forte come un pugno sul naso,
ti rendi conto che tutto può finire,
che il tuo corpo e la tua anima non sono immortali,
che il tempo non è infinito,
che l’Amore e l’affetto non vengono a suonarti alla porta come i testimoni di Geova,
che la Vita non ti vive,
ma va vissuta,
che ciò che desideri è,
forse,
anche ciò che ti spaventa,
ma non esiste altra soluzione
che corrergli incontro a testa alta e braccia aperte.
Un giorno,
realizzi di esistere,
realizzi che nessuno può e deve indicarti la via,
realizzi che la tua individualità ed interiorità
sono il sommo dono
e la sola cosa che conti realmente.
Bene,
quel giorno comincia il viaggio!
Da quel giorno in poi ti sarà concesso
di vedere ciò che non hai mai visto
ascoltare ciò che non hai mai udito
assaporare gusti e profumi che ti erano preclusi
scoprire il vero significato di parole come Libertà ed Esistenza
donare ciò che fino a quel giorno pensavi di non avere
e ricevere in dono ciò che pensavi di non meritare.
Ci saranno giorni in cui il buio,
la paura,
lo stordimento
si ripresenteranno
come esattori delle tasse,
ma finalmente avrai la possibilità ed il coraggio
di non aprire la porta
o di cacciarli prima che sia troppo tardi,
perchè,
finalmente,
sai che esiste un’alternativa,
sai che in ogni istante esiste un bivio
e che solo tua è la scelta di quale strada imboccare.
Da quel giorno innanzi
non sarai più schiavo
e ti sarà fatto l’onore
di essere chiamato
Uomo Libero!

 

Ho scritto questa riflessione non molto tempo dopo aver capito l’importanza, che non esito a definire vitale, di essere partecipi del proprio percorso di cura.
Veniamo da un periodo storico e sociale in cui era pressoché impensabile dubitare dell’operato di un professionista. Si era propensi a fidarsi del suo giudizio, e conseguentemente del suo agire negli specifici percorsi di cura. Sorge spontaneo chiedersi se dietro tale atteggiamento vi fosse un reale sentimento di fiducia, o fosse invece semplice pigrizia, da parte dell’assistito. Non volendo cadere in facili qualunquismi, o ancor peggio in generalizzazioni pressapochiste, è un fatto, a mio modesto parere, che, in taluni casi, si trattasse di pigrizia, mascherata forse da fiducia e condita da un subdolo senso d’inferiorità, che a volte lo stesso medico non faceva nulla per annullare. 
Il paziente si recava dal dottore presentando i suoi sintomi, e il dottore, a volte con modi bruschi, dava una spiegazione dei sintomi e una “cura”, e il paziente se ne tornava a casa, senza avere idea di cosa stesse prendendo, degli effetti collaterali e delle possibili alternative. Ma è pur vero che se il medico non forniva queste informazioni, il paziente non le chiedeva, e se ci provava, probabilmente, veniva zittito con un fare che avrebbe smorzato il desiderio conoscitivo di chiunque.

Il paziente seguiva le indicazioni del medico, perchè il medico aveva studiato e sapeva “cosa fosse giusto nell’interesse del paziente”. Purtroppo la storia ci insegna che alla base di questa convinzione (“io so cosa è giusto per te”) la Medicina a volte ha peccato di troppa sicurezza, commettendo l’errore di perdere quel lato umano e quella sua accezione di personalizzazione di cura del paziente, standardizzando ogni iter, con una conseguente perdita di attenzione del singolo, e dei suoi specifici bisogni.  

Questo procedere della Medicina in un’escalation dicotomica tra il curante e il curato è andato sempre più ingigantendosi, generando veri e proprii percorsi ad ostacoli, in un continuo mettersi l’uno contro l’altro, e trasformando quello che dovrebbe essere in primis un rapporto di fiducia in uno scontro fatto di rabbia, imputazioni di colpe e possibili responsabilità. Una caccia alle streghe che come unico risultato ha prodotto pazienti sempre meno propensi all’ascolto, sfiduciati, e assai diffidenti, e medici il cui interesse primario a volte risulta essere quello di evitare possibili attribuzioni di colpa.

Ci si domanda se una via d’uscita possa davvero esistere. E’ difficile averne certezza, valutando anche che ogni caso ha le sue peculiarità, e considerando che esistono Medici che alla parola scienza, con convinzione e costanza, continuano ancor oggi ad anteporre la parola coscienza, ma  in linea generale, pur comprendendo la necessità di dictat e leggi,  per mantenere integro quel sentimento di fiducia, e reciproco affidamento, forse basterebbe esser prima di tutto Consapevoli.

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L’etimologia della parola “consapevolezza” (cum sapere) ci chiarisce subito come essa non possa in fondo che manifestarsi con e nell’incontro, nella relazione, perchè solo insieme si può giungere a quella conoscenza profonda che è parte integrante della consapevolezza. E perchè questo “modo di essere” si riveli sempre più trasmissibile ad altri non c’è altra via che collaborare (cum laborare) tra medici, tra pazienti ma ancor tra medici e pazienti consapevoli, non certo in un ottica competitiva (cum petere) odierna, ma nel tentativo di rendere partecipato e limpido un rapporto così importante.

Si sceglie di andare da un medico perchè si soffre, e che sia un rene, il cervello, la solitudine o l’abbandono a far del male ha poco conto,  quello che conta è che tipo di aiuto io ricevo.

Oggigiorno si usa far firmare il cosiddetto “consenso informato”, ma chi può davvero dire di ricevere tutte le necessarie informazioni, di avere il tempo di chiedere tutti i chiarimenti che vorrebbe, di avere insomma tutte le reali informazioni utili ad accettare o rifiutare quella firma e quindi quell’esame? Credo quasi nessuno e credo che anche la maggioranza di quelli che provano a chiedere finisca per rinunciare a causa delle espressioni di chi è loro davanti, del telefono di reparto che suona, dell’infermiera che chiede delucidazioni per un altro paziente, e così tutto di corsa ci si sottopone ad un esame o ad una terapia, con dentro molti MA, e con ancor più FORSE una volta concluso. Con grande probabilità non si rivedrà più quel medico, così eventuali dubbi su cose dette da lui/lei rimarranno macigni nelle nostre menti e mai potranno essere davvero chiariti. Da pochissimo tempo si comincia a far firmare un consenso informato anche ai pazienti psichiatrici. Pagine in cui si parla di Discinesia Tardiva o Sindrome Neurolettica Maligna per esempio, in cui si spiega che gli psicofarmaci hanno seri effetti collaterali, insomma si offrono al paziente delle informazioni. Non è molto, ma è un primo passo, e sebbene ciò non rappresenti ancora una regola di ogni reparto di psichiatria senza dubbio è un passo che mette in moto un sistema paralizzato, se non involuto, nel quale il paziente psichiatrico è trattato come un essere inferiore, qualcuno di disturbante, che non meriti, perchè non capace di capire, spesso riempito di farmaci al fine di risultare meno fastidioso possibile, ma solo raramente considerato una persona alla quale fornire informazioni puntuali ed esplicative. Purtroppo il farmaco non sempre serve, e non serve assolutamente se lo scopo è quello appena detto. 

Ciò che è diverso dovrebbe essere consapevolmente considerato più per ciò che questa diversità apporta, e di cui strettamente necessita, poichè incoraggiando e acuendo il contributo di ciascuno, si diminuisce ciò che tale bisogno comporta, in un’ottica di positiva costruttività, trasformando così ciò che è diverso in realtà in qualcosa di unico.La diversità è un bene da tutelare in un’ottica collaborativa in cui la società è la somma dei suoi componenti, non la maggioranza di essi! 

 

 

 

Pubblicato il NeuroDiversaMente | Taggato , , , , , , , , | 2 risposte
Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 35anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

2 thoughts on “Consapevolmente Insieme

  1. maria

    Grazie caro Claudio, Tu sei riuscito ad andare “oltre ” e solo lì, che si può incontrare la nostra vera essenza, ognuno di noi ha il suo percorso, ma il fine è quello di tirare fuori quella meravigliosa parte di Noi, che prima non vedevamo, sono felice per Te, perché la consapevolezza di per se è il risveglio, è l’accettazione di se stessi, ma senza piangersi addosso, anzi, a volte , è proprio nel percorso del dolore che esce fuori questa parte nascosta. Ti abbraccio, e grazieee! !

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    • Claudio DiazClaudio Diaz Autore dell'articolo

      Maria, ciao. Il percorso di scoperta di sè, di abbandono delle sovrastrutture e soprattutto della paura è un percorso, come ben sai, assolutamente personale che conduce a scoperte meravigliose, che d’altronde però non sono altro che ri-scoperte in quanto non si va che a togliere… la malattia in questo senso può davvero aiutare rimettendo in contatto con le cose che contano davvero nella vita e soprattutto con la non illimitatezza del tempo a nostra disposizione! un abbraccio

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