Come una principessa

Ricordo che all’asilo io e le mie compagnette facevamo sempre un gioco. Rappresentavamo la storia di Biancaneve.
Ognuno, a turno, rappresentava un personaggio diverso, compreso lo specchio e il principe azzurro, tranne i sette nani, quelli non li interpretava nessuno.
Ho sempre tentato di trarre ispirazione dalle principesse di Walt Disney, le vedevo e le vedo ancora adesso come delle rivoluzionarie.

Cenerentola, per esempio, ragazza fragile e dai capelli sporchi di carbone, riscopre la sua vera forza grazie a dei semplici topini.
E anche se sicuramente pochi hanno mai provato a parlare con un topo, posso dire che la malattia un po’ di carbone sui capelli lo mette a tutti. Io, a dir la verità, sono sempre lì che provo a mandarlo via. Una canzone dice “Siamo vita, e la vita ci sporca”.
La Bella e la Bestia, invece, è la dimostrazione più forte di quanto la diversità possa non avere importanza. 
Bella si innamora di un mostro che riesce a trovare incantevole.
Nelle sue zanne, nelle sue zampe e in quel suo grosso muso non c’era nulla di piacevole, ma lei vede qualcosa, le solite cose che non tutti riescono a percepire, e che rimangono nascoste. 
Non c’è nulla da fare, tutto ciò che è importante necessità di un gran coraggio e una grande sensibilità per essere visto.

Quando ho cominciato a sentirmi diversa la paura che nessun ragazzo mi guardasse come si guarda una donna sana, mi seguiva ad ogni loro sguardo. Mi chiedevo cosa sarebbe accaduto nel caso in cui avesse saputo che con me non avrebbe vissuto come poteva e doveva vivere.
Se avesse mai accettato il compromesso, e il peso che comporta la vita con una ragazza disabile, dove spesso gli istinti devono essere predeterminati ed organizzati. Dove molti vorrei rimangono solo desideri da sostituire con qualcosa d’altro.
Dove la maturità può diventare qualcosa da cui il sano vorrebbe poter sfuggire, e l’infezione dalle quale il disabile vorrebbe poter guarire.  
La comprensione di qualcosa, dei limiti e delle paure, degli altri e di se stessi, di solito arriva quando sei già alla fine del filo, dopo il quale c’è lo strapiombo.
Hai solo due scelte, entrambe difficili e rispettabili, lasciarsi cadere o fare come fanno gli acrobati, girarsi in punta di piedi e tornare indietro più pesanti, lenti, volgari e irriverenti.

262313

Entrambe rispettabili essendo necessario restituire valore al “lasciarsi cadere”. Perché? Perchè è meglio cadere a volte, invece che rimanere in bilico senza potersi muovere. Se cadi poi ti rialzi comunque più forte di prima, hai solo perso un po’ di tempo in più. Quindi, qualunque scelta, che sia affidarsi allo strapiombo o tenersi stretti a se stessi e tornare indietro, se vorrai, ti porterà sempre alla stessa rassicurante consapevolezza. 

La tua anima ti sembrerà sempre più bella, proverai ad afferrarla come voleva sempre fare Peter Pan con la sua ombra. Vorresti attaccarla a te in modo che chi ti guarda, volente o nolente, non possa vedere nient’altro che quello.
E se la tua anima splende, il tuo corpo  non può far altro che splendere, in qualsiasi modo sia. Il tuo corpo sarà amato come ogni corpo merita di essere amato, forse di più. Danzerai della danza che hai dentro di te. I tuoi occhi, la tua bocca e i tuoi respiri, amando, danzeranno di una danza unica e inspiegabile, potente e paurosa.
Così, senza apparenti motivi, nulla di te sarà di troppo e tutto diventerà desiderato, proprio come accade alle principesse.

 

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *