Cercasi amore tangibile

Eccomi qui anche questa mattina a non sapere esattamente come iniziare la giornata. Il solito caffè ed il primo raggio di sole tenue sì, ma folgorante se appena sveglia e sono solo le otto e trenta.

Mia mamma è una persona mattiniera, incorreggibile sembra che per lei sia una necessità svegliarmi. Non mi lamento del caffè a letto, però quando sento chiudersi la porta vuol dire che lei è già pronta ed energica al punto giusto per uscire a sbrigare le sue faccende.

Ed io? Io resto qui anche oggi… Un respiro profondo, significa per me una giornata lunga da superare e allora, eccomi pronta ad armarmi di una buona dose di pazienza e fantasia, e per fortuna c’è il sole su questo mattino di novembre che ingrigisce i miei pensieri.

E giù dal letto in tutta fretta, che vorranno queste nuvole sulla mia testa? Io mi spettino, come a voler spazzare queste nuvole pesanti.

“Un brutto miraggio?”

Si, allo specchio c’è solo il mio cespuglio di capelli, così comincio col darmi una mossa e capovolgere i cassetti per gettare il superfluo e riordinare il mio caos che si accumula tra i granelli di polvere.

“No, non voglio ingannare il tempo, butto gli oggetti alla rinfusa, non voglio rassettare per la noia, nè più immaginare quel che sarà di me.

Voglio che la mia vita esca da questo foglio e che la realtà sia tale e tangibile. Voglio un amore e un figlio da stringere a me e dare corpo ed anima a quel miracolo della vita, a quell’unica creazione “veramente mia.”

E’ un pensiero stupendo, un desiderio lungimirante, ma ammetto che allo stato attuale la mia vita ha seppellito prospettive e possibilità sotto un cumulo di macerie, di abbandoni ed assenze dilanianti, conficcate dentro come schegge che fanno sanguinare. Ora resta il dolore, il silenzio e la solitudine e intanto fingo di sorridere, mentre il mio patto con la felicità sembra fallire miseramente. I miei giorni sono pezzi lanciati in aria, un puzzle scomposto tutto da rifare.

“Allora? Punto e a capo, se mi concentro su un punto fisso che sia un foglio o una parete riesco persino a vederlo il mio bambino, mentre gioca nella nostra casa e poi corre incontro al suo papà ed io preparo la cena, ed in sottofondo le loro risate ed il cane che scodinzola.”

“È bello!! La vera felicità riassunta in un attimo eterno, proiezione di un futuro ad occhi aperti.”

“Puff!!” Svanito, la voce di mia madre mi annuncia che il pranzo è pronto e tutto torna alla routine, io direi consueta realtà, insipida come il minestrone che mi aspetta, mentre affondo il cucchiaio e cerco ancora di avvistare un sogno nella forma delle verdure, ma il brodo è troppo e Ahimè, il povero cavolo affonda nelle sue sabbie mobili. Aiutoo!!”

La noia è un’assassina silenziosa, colei che esalta dubbi e fallimenti e non è una disabilità ad ostacolare il proprio volere, ma sono gli sguardi indiscreti, sono l’ignoranza e la subdola invidia a sotterrarci nelle abitudini. È troppo facile, inaudito sparlare di chi si mostra un anticonformista.

Io sono una donna, giudicata “diversa” a causa della mia fisicità particolare. Nooo ! Sono semplicemente una donna che osa chiedere alla vita un brivido in più, che vuole ignorare le frecce velenose che mi etichettano addosso il marchio di nullità, perchè è da manuale considerare ogni disabilità una condizione pietosa e ordinaria.

Non sarà cosi, io remerò contro vento e tornerò a galla. Voglio una vita straordinaria, concreta e tangibile, che sia avvolgente come un abbraccio e più dolce di un bignè. E l’ignoranza e l’invidia che faranno? Poverine, le spingerò a congelarsi in un lago d’acqua salata.

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