L’autismo della medicina

E’ tempo che i genitori insegnino presto ai giovani che nella DIVERSITA’ c’è BELLEZZA e c’è FORZA.
Maya Angelou

 

La Vita mi ha insegnato molte cose. È stata davvero la più Alta e Magnifica scuola che abbia potuto frequentare. Un cammino sconnesso, mai lineare, sempre accidentato, ove immagini, suoni, parole e gesti venivano famelicamente assorbiti e incasellati dal mio cervello. La Vita in verità è qualcosa che solo la minoranza sa’ di star vivendo, il resto delle persone galleggia nella nebbia della falsa certezza e dell’assunzione di fedi incosistenti come realtà assolute per le quali possa anche valer la pena uccidere senza rendersi conto che chi spaccia per vere queste fedi ne trae beneficio a discapito dei fedeli. I pastori hanno certo un ruolo importante, quello di non lasciar disperdere il gregge, di accompagnarlo verso casa dopo averlo fatto sfamare nei migliori pascoli, quello di prendersene cura con la consapevolezza che il proprio ruolo pone ad un gradino più alto, ed è qui che facilmente si supera il confine tra Guida, Maestro e Padrone.
Io inevitabilmente percepisco la diversità come uno specchio davanti al quale se tu vedi me diverso, io vedo te diverso, mi chiedo quindi quale diversità va “controllata”. Va’ controllata la diversità che mestamente accetta il controllo, o va controllata la diversità che aggressivamente lo impone?  Va’ controllata la diversità che s’arroga il diritto di ritenersi “sana”, o va’ controllata quella che dubita della propria “sanità”?  Ciò di cui sono certo è che la diversità è il solo seme in grado di cambiare le sorti di questo mondo. La diversità con la sua totalizzante forza creativa crea divergenza, genera pensiero, stimola domande, spinge all’introspezione e può addirittura farsi rivelatrice di un errato modo di trattarla nel sacrificio della propria essenza.
La diversità viene schiacciata, nascosta, sedata, “normalizzata” in quanto fa paura perchè evidenzia la pochezza di chi lotta per apparire normale, e perchè la nostra è una società centrata sull’apparenza, sul retaggio cattolico, e quindi sulla finzione, generando schizofrenia sociale e di conseguenza “incarcerando” chi questa schizofrenia non la vive essendo semplicemente sè stesso e rivelando poi la menzogna di chi invece vuole professarsi portatore della normalità.

In una intervista alla Dr.ssa Realdon si sottolinea come fino a 10 anni fa si abbinava all’autismo un deficit cognitivo nel 75% dei casi, mentre oggi siamo al 30%, e che lei commenta così: «Spesso è solo il derivato di un approccio inappropriato, di molta ignoranza e volontà di imporre, in buona fede o meno, modelli “normali” di crescita che sono invece tragicamente inadeguati. Si pensa troppo alla malattia, a far scomparire la diversità, piuttosto che trovare soluzioni capaci di far fiorire la vita e l’intelligenza nei differenti modi di essere. Sono necessari interventi specifici e l’estensione sin dai primi anni di vita a tutti i contesti di un progetto educativo, costruito con la famiglia. E anche se i cambiamenti e i miglioramenti sono evidenti quando il lavoro di recupero c’è ed è fatto presto e bene, è un impegno che non finisce mai. E purtroppo le Usl non sono tutte in grado di assicurare percorsi adeguati: c’è carenza quantitativa ma anche qualitativa di figure preparate per l’autismo, latitano i progetti mirati».

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Ho vissuto in prima persona questo tentativo di normalizzazione e socializzazione, e più ho tentato di assecondarlo più non mi riconoscenevo. Non accettandomi più ho reso esplosiva e autodistruttiva la mia reattività. Ho avuto il coraggio di spezzare questo scontro titanico tra il SONO e il DEVO SEMBRARE solo quando il mio Sistema Nervoso Centrale non ha più retto. Solo allora, davati alla presa di coscienza che la Vita non è infinita e che nessun essere umano merita di essere così profondamente umiliato, ho compreso che null’altro che lo smettere di remare controcorrente mi avrebbe permesso di percepire l’essenza della vita stessa, che poi altro non è che il poter liberamente essere sè stessi senza doversene vergognare, portando nella società il magnifico contributo che solo chi è diverso, e lotta per non doverlo nascondere, è in grado di offrire. Il mondo è una magnifica fucina d’idee che non certo nell’uniformità produrrà nuove prospettive. Ho dovuto lottare strenuamente con la classe medica che non mi riteneva in grado di comprendere, con una famiglia che non riusciva ad andare oltre al micro, pur con ragioni che chiunque prenderebbe per buone, con una medicina autistica che spezzetta le competenze e non comunica, con l’ottusità di chi davanti alla difficoltà, alla complessità preferisce colpevolizzarre piuttosto che metteresi in disussione, con l’ottusità di persone che non essendo chiara la definizione del male che mi aveva colpito preferivano usare bicchieri e posatte proprie, contro la cattiveria di chi continuava ad umiliarmi pur di non mettere in disussione il proprio comportamento. Ma nel momento in cui ho compreso che mi piacevo per quello che ero, e che quello che sono è anche frutto di ciò che ho subito e causato, nel momento quindi in cui ho smesso di remare controcorrente, accettando di seguire il corso del meraviglioso fiume della Vita, tutto è cambiato, tutto ha cominciato ad arrivare, tutto è divenuto molto più fluido, e posizioni che parevano granitiche si son dimostrate friabili come una galletta di riso. La follia è divenuta neurodiversità, la cura è divenuta l’inquinante, l’accettazione la terapia, il dubbio il viatico e sopra a tutto la consapevolezza non negata della diversità e della malattia ha reso credibile il rapporto con i medici e vivibile una vita che pareva essere null’altro che un errore!

 

Pubblicato il NeuroDiversaMente | Taggato , , , , , , | 2 risposte
Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 35anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

2 thoughts on “L’autismo della medicina

  1. Zrinka

    Ciao!
    Grazie del testo: anch’io mi accetto per quello che sono!
    Magari ho saputo tanto tardi di essere Asperger: avrei sofferto meno… Però ho la possibilità di seguire mio figlio, Aspie anche lui, ed offrirgli quella comprensione che non ho avuto io!
    Finché c’è Vita c’è Speranza 🙂
    E nonostante le tante sofferenze quotidiane, sono e voglio essere positiva!! Mi conosco sempre di più di giorno in giorno, ed alla tenera età di 45 anni, tre figli ed un marito (non in quest’ordine!!) riscopro il significato di molta me stessa nel passar e presente… La Vita è bella, non smette mai di stupirci: Ti ringrazio per il Tuo contributo in essa, ciao 🙂

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    • Claudio DiazClaudio Diaz Autore dell'articolo

      O finchè c’è Speranza c’è Vita…?! 😉
      Io credo che il modo migliore per superare il dolore che si è vissuto nel passato, sia quello di tentare di far sì che il medesimo dolore possa essere vissuto da sempre meno persone… E il poterlo fare, in modo attivo e consapevole, per il prorio figlio credo sia un dono!

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