Antonio Ligabue, la lotta per l’esistenza e l’amore negato

Fino al 18 febbraio 2018 il Maschio Angioino di Napoli ospita una mostra monografica dedicata al genio ed al tormento di Antonio Ligabue, una vita sofferta e dilaniata da demoni la sua. Un tormento marchiato nella carne, nel viso, nell’aspetto, che reca il nome di diversità. “Il suo dentro era troppo diverso dal suo fuori” e così la continua ricerca di accettazione fa a pugni con la ferocia relazionale in cui si imbatte. I disturbi comportamentali, che sfociano in comportamenti violenti ed autolesionistici, lo portano a diversi internamenti manicomiali. Lasciata la natia svizzera, che riprodurrà in diversi quadri come  sfondo paesaggistico, torna in Emilia Romagna e si dedica, per sopravvivere, a diversi lavori manuali caratterizzati da estrema fatica, che risultano particolarmente inadatti al suo fisico gracile e rachitico e lo mettono ancor più a dura prova.
Vive anche in una casetta abbandonata da pescatori sulle rive del Po. La povertà e le condizioni ambientali ostili ne minano ulteriormente la già fragile salute ed amplificano la percezione radicata in lui di voler vivere con gli animali, cui si sente più simile (in un segmento del documentario trasmesso da Odeon nel 1977 si vede il pittore, seguito dalla telecamera in uno sprazzo di vita ripresa tre anni prima che sopraggiunga la morte, che segue le orme di alcuni animali sulla riva del Po e contemporaneamente si guarda spasmodicamente, in maniera quasi ossessiva, in uno specchio, per ritrovare le somiglianze tra sè e gli animali selvatici che sente suoi simili).
L’agone relazionale, all’interno del quale lui si sente trattato con tanta ferocia e respinto in quella ricerca lacerante di amore, dove per lui non ci sono e non possono esserci carezze e baci autentici, si ritrova riflesso nei suoi quadri di cui sono protagonisti animali feroci, simbolo della lotta tra la vita e la morte, contornati da insetti e da un microcosmo parassitario che sottrae lentamente la vita, succhiandola avidamente dal corpo dei vivi ed anche da quello dei morti in rapida decomposizione. Ragni e mosche. Quelle stesse mosche che, in un ritratto del volto emaciato, forse particolarmente provato dalla durezza delle condizioni vissute nell’ennesimo ricovero manicomiale, penetrano nelle ferite e strappano lembi di pelle e carne.
Nei suoi quadri trovano spazio anche le fiere, tigri e leoni, che lui spesso osservava al circo, ed animali selvatici, la cui rappresentazione è frutto non solo della sua osservazione naturalistica nei boschi, ma anche delle visite ai musei, dove i loro corpi e scheletri si trovano impagliati e conservati.
Corpi e pose riprodotti sulla tela, attraverso colori forti e sanguigni, ed anche plasmati nella creta e nell’argilla e fissati nell’immobilità del bronzo.
Protagonisti anche gli animali dell’aia, immortalati nella ferocia delle lotte quotidiane, come accade per la lotta tra galli.
Una vita, quella di Ligabue, che attraversa la povertà più estrema ma riesce ad approdare anche sulle sponde della ricchezza. Una ricchezza che, però, non riesce a soddisfare la sua sete d’amore e d’affetto, di quei “bacetti” che potrebbero trasformare l’oscurità del suo animo in luce e colore e “far diventare tutto bello”. 

Pubblicato nella La Scelta di Essere Io | Lascia un commento
Tania Sabatino

A proposito di Tania Sabatino

In bilico per necessità, “ficcanaso” per scelta, con la voglia di scoprire e raccontare storie di ordinario coraggio e voglia di vivere. Ho collaborato con testate come Il Denaro, Il Roma, Cinque W, Arte Nascosta. Le realtà che racconto, o su cui le mie riflessioni si allargano come cerchi nell'acqua, sono tutte contraddistinte dalla forza, dalla tenacia, dall’amore per la vita… a dispetto di tutto... Nel 2011 ho co-ideato e co-gestito un sito di costume e società Fattiitaliani. Sono dottoranda presso l’Università Parthenope e mi occupo, in quell'ambito, di diritto e disabilità. Mi piacciono i viaggi dell’anima e sono sempre alla ricerca di un nuovo punto di partenza a di approdo, che mi permetta di fermarmi a riflettere per poi ripartire.

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