Abbastanza forti per entrambi

Guardare le famiglie in giro per la città è una cosa che faccio spesso. Essendo figlia di genitori divorziati faccio caso all’affetto che riesco a percepire, soprattutto tra figlie e padri. Mi capita di ritrovarmi a fissare ogni scena alla ricerca di qualcosa di consolatorio, che mi dimostri che il futuro non dev’essere lo stesso per tutti e quindi che il mio passato rimarrà solo passato, per sempre.

All’assenza di un genitore in casa non ci si abitua mai davvero, spesso si fa finta. A volte, la mancanza, puoi riuscire a nasconderla, perché nella sfortuna hai la fortuna di avere pochissimi ricordi. Rimane sempre un certo rammarico per quello che sarebbe potuto essere e ti chiedi come sarebbe stato se. 

Ma oramai come donna adulta, come donna che potrebbe essere genitore ho trovato delle severe ma giuste risposte a cui lascio il compito di consolarmi.

Sulla questione della “genetorialità” ho sempre scritto un po’ timidamente. Ho buttato qua e là dei pensieri senza approfondirli mai troppo. Tutto quello che potrebbe scappare fuori costituisce per me l’ignoto e per questo mi spaventa. Ad ogni modo, devo rispettare le mie scelte e una delle ragioni che mi spinse a scrivere fu la possibilità di essere sincera con chi poi mi avrebbe letto ed anche con me stessa. Ho iniziato perché volevo guarire o lasciare che il dolore persistesse in me senza creare troppa infiammazione attorno.

Sono quel tipo di persona che si avvicina il meno possibile ai bambini. Li fisso, tantissimo, e probabilmente anche con uno sguardo strano. Se poi a fissarmi sono loro mi intimidisco e divento io la bambina che se potesse si nasconderebbe dietro la mamma per non farsi vedere.

Se me li ritrovo accanto, non li tocco e se lo faccio devo raccogliere molto coraggio. Ho paura di fare del male, che la malattia faccia brutti scherzi e non mi permetta di gestirla. Così reprimo ogni istinto e sto ferma. Sto più ferma che posso, più di quanto già non sia, come se ci fosse una corda invisibile a trattenermi, e in quel preciso istante Valeria si convince che non sarà mai in grado di fare la mamma. Si susseguono scuse nel tentativo di convincermi che non esista tristezza e che sia meglio così, che i contro siano di più e più grandi di ogni possibile pro.

Piovono “se” che si schiantano per terra distruggendo tutto attorno. Se solo non avessi questo o quello….se solo le mie braccia e il mio collo funzionassero un po’ di più…se solo.

Cambia tutto quando immagino di non aver rinunciato, di aver trovato soluzioni e alternative. Quando immagino un amore fino a quel momento a me totalmente sconosciuto. Immagino di imparare ad amare davvero, di poter aprire casseforti piene d’oro che temo rimarranno tutte chiuse e nascoste dentro di me. Immagino di tornare di nuovo piccola e ripercorrere gli anni da bimba che ho perso. Immagino che tutti questi anni mi vengano restituiti da chi si affida a me per crescere.

Immagino poi di regalarli a lui o a lei, di riuscire ad essere migliore per lui o per lei, di riuscire ad essere tutto quello che sono, piena di paure ed incertezze, ma completamente quella che sono. Immagino la rabbia e l’invidia che dovrò nascondere tutte le volte in cui la cosa più giusta sarà mettersi da parte e limitarsi a guardare mentre qualcun altro da cure, coccole ed attenzioni che per dovere e per diritto spetterebbero a me. Immagino, e un po’ la sento già, la paura dell’essere insufficiente e l’impotenza di fronte a ciò che non potrò risolvere. Immagino di non poter mai avere un tempo nostro, immagino qualcuno sempre presente ad assicurarsi che io non diventi un pericolo.

Immagino che  guardarci possa bastare. Immagino un linguaggio degli occhi segreto, a tutti tranne che a noi. E vedo i miei occhi, diventati mani che accarezzano e stringono. Li immagino consolare, coccolare, e riempire tutta una vita d’amore. E poi, ancora, immagino l’odore buono e i suoi di abbracci abbastanza forti per entrambi, abbastanza forti per dare prova di un inspiegabile meraviglia.

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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