A piedi nudi

Tra addii che si palesano e realtà che si modellano, nuove veritá tornano ad imporsi al mio vivere.
Che non avessi altra scelta era chiaro fin dal principio, ciò di cui invece non avevo minimamente sentore era la portata delle sensazioni che tutto ció avrebbe scatenato.
Mi sento un vulcano pronto ad esplodere, con la sola volontà di lasciare andare ogni insensata logica che si potrebbe rifare fatalmente all’esser razionale. Non c’è nulla di razionale, o lontanamente giusto! In questo preciso momento l’unica certezza è che tu c’eri, ci sei e ci sarai per sempre.

Nascosta in quel senso di libertà che ha accompagnato ogni mio passo da bambina, in un paradosso che mi lascia senza parole perché oggi divenuto limite e prigionia, mi hai costretta a piegarmi al tuo volere.
Come riuscire ad esprimere a parole il tuo immenso potere, come esprimere quel senso di impotenza che il tuo divenire scatena, e ancora come raccontare il dolore e la paura?
Mi sembra impossibile, e forse in nome di questa umana incapacità dovrei semplicemente arrendermi e lasciare che sia. Costringermi a trovare le parole é un male infondo non necessario, qualcosa che posso scegliere di non volere, a cui posso decidere di non obbligarmi.
Ed ecco che il desiderio di restare in silenzio si è fatto strada in me, nulla di più salvifico, di più giusto. Il regalo più grande che potessi fare a me stessa.
Ho scartato questo dono lasciandomi il diritto di esprimere ogni mia più piccola sensazione, non mi sono nascosta davanti ad una parvenza di finta forza, non ho risposto ai pochi come stai con un falso sto bene. No! Non sto bene, non mi sento forte, invincibile. Quel dubbio divenuto ora una certezza mi ha letteralmente devastata. Una diagnosi che mi ha accompagnata fin dal mio primo vagito, un’infanzia apparentemente gioiosa, spensierata e libera.
Una vita che mi sembra non mi sia realmente appartenuta, come se a viverla fosse stato qualcun altro.
Mi rivedo bambina, rivedo il mio corpicino correre verso il mare, saltare gioioso non curante di quei piccoli lividi che puntualmente scorgevo ma a cui nessuno dava peso. Risento dentro quel senso di stanchezza che mi ostinavo ad ignorare e vedo me oggi con indosso strani plantari e ingombranti tutori. Quei lividi oggi si notano appena e di rado, ma il dolore si sente.
È un dolore fisico, sordo, costante. È il dolore di ossa fragili che si lussano, di tendini che si infiammano, di legamenti che si sfilacciano.
Vedo la mia immagine allo specchio con indosso questo busto, che mi obbliga a cercare un modo diverso di respirare, più adatto.
Riscopro nuovi limiti, e crollo davanti alla consapevolezza di non riuscire più ad allacciarmi le scarpe da sola perchè incapace di piegarmi, di abbassarmi anche solo per raccogliere un fazzoletto caduto per terra.
Tutto questo sembra guardarmi con un ghigno dispettoso e cattivo, come a dirmi: “Guarda ciò che eri, e ciò che sei invece oggi.”

Ma io chi ero?
Ero una ragazzina che correva scalza sul bagnasciuga, che si rotolava nella sabbia per sentirne il calore. Ero la libertà fatta a Donna. Ero sogni infranti e promesse d’amore sussurate e non mantenute. Ero una valigia sul letto. Ero una gonna lunga, e tacchi alti. Ero una camicetta slacciata su un seno generoso. Ero femminilità, sensualità e lunghi capelli che lasciavo asciugare al sole. Ero una risata spensierata e gote rosse per un complimento inaspettato. Ero passi di danza, una voce soave e notti consumate fino a perdermi tra i colori dell’alba.
Ero la gioia di anni che so’ che non torneranno, ma a cui avrei dovuto chiedere molto di più.
Ed oggi, chi sono?
Oggi sono un volto nuovo e un nuovo vivere con cui fare i conti e a cui nonostante tutto chiedo nuova Vita. Sono la riscoperta di una femminilità da scartare piano, con attenzione e premura. Sono ancora sogno e voglia di libertà. Sono una donna con una nuova intimità da rispettare. Sono occhi nuovi con cui guardo il mondo. Sono la diversità che cerca la sua dimensione. Sono mani che stringono altre mani simili alle mie. Sono essenza che si nutre di vita. Sono malata, ma sempre Viva..

“Gioia Mia, tu devi vivere! Devi abbracciare la vita, te la devi mangiare e non esserne mai sazia”

Con queste parole, con le parole di una madre a cui la vita ha tolto il suo più grande amore, suo figlio, io ho sentito scoppiare in me un altro desiderio, rompendo così nuovamente il silenzio.
Ho ritrovato un nuovo senso, l’ennesimo.
L’ennesima rinascita. L’ennesimo capitolo tutto da scrivere. L’inizio di un nuovo cammino, in una nuova dimensione, con tempi diversi, ingombranti limiti e sconcertanti nuove necessità. Passi nuovi, scarpe scomode e divenute strette, ed un’inscalfibile solida certezza. La certezza che il mio cuore mai smetterà di amare e che la mia anima sarà sempre libera di correre a piedi nudi per le strade del mondo perchè per Elly è e sarà sempre e solo Vita! 

Pubblicato nella Elly&Valy | 2 risposte
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

2 thoughts on “A piedi nudi

  1. ElisabettaSaby

    Sei l’oggi che si e’ fatto carico del passato, che ha guradato il passato ma non ha limitato il suo esere oggi… questa e’ una grande consapevolezza ce non frena ma che crea, che genera oggi e domani,… Il passato non dovrebbe condizionare le nostre azioni, ne limitarci, perche’ se oggi parliamo di errori, a quel tempo erano altro per noi ancora inconapevoli. Vivi, vivi ogni tuo giorno, sara’ pieno o alvolta scarno, ma credimi e’ pieno di una donna cresciuta, sinceracome l’acqua che bagnava il tuo corpo bambina,..ed ora rinfresca il tuo animo gentile… senza ipocrisia…e nella societa’ di oggi non e’ poco, e’ un gran dono,.. Alla tua vita.

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